Parata sì ma senza cavalli e Frecce tricolori
di Gabriele Rizzardi wROMA Le Frecce Tricolori rimarranno negli hangar, la polizia non farà sfilare reparti a cavallo e i mezzi dell'esercito se ne staranno nelle caserme. Le celebrazioni per la festa della Repubblica si faranno, a cominciare dalla parata militare che subisce un ulteriore taglio del 20%, ma sarà un 2 giugno all'insegna della «funzionalità e sobrietà». La decisione è stata annunciata ieri al termine di un vertice al Quirinale tra Giorgio Napolitano, Mario Monti e i presidenti di Camera e Senato, Fini e Schifani. I vertici delle istituzioni confermano il «massimo impegno» al fianco delle popolazioni terremotate ma considerano un «dovere» della Repubblica il «non venir meno alla celebrazione della propria ricorrenza fondativa». E in serata, il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, aggiunge: «La Festa della Repubblica è la festa di un popolo, del nostro popolo. E quest'anno il popolo italiano rende omaggio alle comunità colpite dal sisma». Che il Capo dello Stato non avesse intenzione di accogliere la richiesta di annullare la parata militare, proposta dalla Rete degli studenti, dai consumatori ma anche da Famiglia Cristiana e da tutti i partiti che non sostengono il governo, lo si è capito con chiarezza ieri mattina. «Le celebrazioni del 2 giugno si faranno. La Repubblica non può dimenticare di festeggiare la sua nascita. In questo momento le sue istituzioni devono dare un esempio di fermezza e serenità. Non possiamo piangerci addosso, dobbiamo dare messaggi di fiducia» taglia corto Napolitano, che invita tutti a stare «concentrati» sulle cose da fare senza polemiche «pretestuose». E pazienza se alla domanda del giorno di Sky Tg24 il 93% risponde di essere favorevole ad annullare la parata militare. Per ora, l'unica manifestazione rinviata, dal 2 al 16 giugno, è quella dei sindacati. La decisione è stata annunciata ieri dai leader di Cgil, Cisl e Uil che andranno il 2 giugno nei luoghi colpiti dal terremoto. «E' utile e necessario» sottolinea Susanna Camusso «che i sindacati si rechino in Emilia per incontrare i lavoratori e le istituzioni». Ma si può cancellare la parata militare? I precedenti non mancano. Nel 1976, poche ore dopo il terremoto che sconvolse il Friuli , l'allora ministro della Difesa, Arnaldo Forlani, annullò la sfilata militare. Poi, qualche anno dopo, Oscar Luigi Scalfaro, decise uno stop lungo 7 anni. Ed è anche sulla base di questi precedenti che sinistra, movimenti ambientalisti e partiti dell'opposizione, hanno chiesto anche ieri di annullare la sfilata. Il più deciso è Nichi Vendola. «Non condivido la scelta di confermare una manifestazione che stride terribilmente con il sentimento di dolore e di lutto che avvolge il paese intero» spiega il leader di Sel. Un secco no arriva anche dall'Idv di Di Pietro e dalla Lega di Maroni, che chiede di annullare la «maxi-parata» e di devolvere i soldi alle famiglie terremotate. Ma a difendere la scelta del Quirinale ci pensano Pd e Pdl. Pier Luigi Bersani fa sapere di condividere la decisione di Napolitano e spiega che il paese deve saper rispondere alle disgrazie: «Il capo dello Stato non è certo insensibile a quello che è avvenuto ma l'idea di Repubblica ha a che fare con la solidarietà e la comunità». Un sì arriva anche da Fabrizio Cicchitto per il quale la a parata «rappresenta il senso di nazione e dunque esprime anche la tenuta di un popolo e di uno Stato». ©RIPRODUZIONE RISERVATA