«Mi risvegliai e vidi decine di corpi straziati»
VOGHERA «Un boato e mi ritrovai a terra, in fondo alla carrozza. Sopra di me c'erano altre persone, contuse o stordite. Io avevo solo una leggera ferita a un braccio, nulla di serio. Dopo un po' riuscii a riprendermi e ad alzarmi, ma quando mi affacciai al finestrino per guardare fuori, di fronte a quello spettacolo raccapricciante, a quelle decine di corpi straziati, persi i sensi». Erminio Novarini, pavese, oggi 71enne, era sul treno della morte con le sorelle maggiori Carla e Piera. Sono sopravvissuti al disastro di Voghera e vivono a Pavia, nello stesso palazzo di via San Paolo. «Andavamo a trovare la mamma, che era ricoverata in una clinica di Arma di Taggia per un intervento al ginocchio – racconta ancora Erminio – Salimmo a Pavia, il treno diretto in Liguria era stracolmo. Carla e Piera riuscirono a trovare posto in uno scompartimento del quart'ultimo vagone, io mi sistemai in corridoio». Ripresa conoscenza, Novarini riuscì finalmente a scendere e a ritrovare le sorelle. «Ci abbracciammo a lungo, poi salimmo sul primo treno per Genova. La nostra principale preoccupazione era di recarci subito dalla mamma per tranquillizzarla. Temevamo che sentisse della sciagura alla radio e stesse in ansia per noi». Quella tragedia, ammette il pensionato pavese (ha lavorato per anni allo stabilimento Ceriani), lo ha segnato profondamente. Un trauma psicologico da cui si è ripreso soltanto con il tempo. Non ci furono pavesi tra le vittime della catastrofe ferroviaria del terzo binario, ma solo tre feriti lievi: si trattava di Giuseppe Sgorbati, allora 46enne, di Filighera; della concittadina Bruna Corti, che all'epoca aveva 34 anni e di Carlo Brusa, 55enne di Castelletto di Branduzzo. Tra i superstisti, anche due bimbe. Due storie drammatiche e commoventi. Daniela Gritti rimase sola al mondo: la Signora in nero le portò via entrambi genitori, i fratellini, gli zii, i cuginetti, risparmiando lei, una piccola di appena due anni che emerse miracolosamente viva dai rottami. Per i vogheresi Daniela, adesso insegnante a Milano, divenne una sorta di mascotte, il simbolo della vita che malgrado tutto continuava. Poi Giovanna Porro, che perse il padre. Oggi saranno entrambe a Voghera, per l'interessamento dell'ex sindaco Paolo Affronti, che all'epoca, giovane cronista, raccontò le loro storie sulle pagine della "Provincia pavese", e ora le ha ricontattate invitandole alla cerimonia commemorativa del cinquantesimo. (r.lo - c.g.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA