Emilia, crolli e terrore 16 morti e un disperso

di Annalisa D'Aprile wROMA Capannoni industriali sopravvissuti al sisma di dieci giorni fa venuti giù come pasta frolla,accartocciati come cartapesta. Il Duomo di Mirandola ridotto ad una facciata, tutt'intorno macerie quattrocentesche senza più storia. Cavezzo rasa al suolo, cancellata dalle carte geografiche in 30 secondi. Quelli della scossa. L'Emilia che si stava rialzando dal terremoto del 20 maggio, crolla sotto il peso di un nuovo sisma. Più devastante del precedente. Più pesante. A cominciare dal bilancio delle vittime: 16 i morti. Dopo una giornata di ricerche frenetiche il numero dei dispersi è sceso da oltre dieci a uno. Almeno 350 i feriti. In crescita il numero degli sfollati: si parla di 8mila persone senza casa che si aggiungono alle 6mila del primo terremoto. Dunque 14mila in totale, ma sono certamente di più, visto che interi paesi, come Cavezzo, San Possidonio, San Prospero e Bastiglia, risultano deserti, abbandonati dagli abitanti terrorizzati dalle scosse, ripetute, violente. Mobilitati soccorsi, mezzi, vigili del fuoco e Protezione civile di tutta Italia. Immediata la convocazione di un vertice, tra i prefetti delle zone colpite ed il ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri, a Modena. Il sisma. Alle 9.01 una prima, fortissima scossa di magnitudo 5.8 della scala Richter, scuote e sbriciola la provincia di Modena. L'epicentro è tra i comuni di Medolla, Mirandola e Cavezzo. Sentono la terra tremare fino in Austria. Avvertono la scossa anche a Milano, Genova, Padova, Venezia e a scendere fino a Firenze. Poi, nelle ore successive, i sismologi registrano almeno quaranta repliche, circa la metà di magnitudo superiore a 3. Alle 12.56 arriva una scossa, lunga 30 secondi, di magnitudo 5.3. Dopo quattro minuti, alle 13, un'altra di magnitudo 4.9 seguita da un'altra ancora di 5.2. La terra non smette di tremare, le scosse raggiungono quota cento. Alle 16.39 si registra una scossa più profonda delle precedenti, da 3,9, sempre nel Modenese, a 20.6 chilometri sotto terra. Ma ieri mattina non si è certo trattato di sciame sismico, di quelle "repliche", come le chiamano i tecnici, che dal 20 maggio non avevano mai dato tregua. Quello delle 9 del mattino è stato un altro terremoto. E ora l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia sta cercando di capire se in quella striscia di Appennino sepolta sotto la Pianura Padana si stia aprendo una nuova faglia. Le vittime. Tre persone hanno perso la vita nel crollo dell'azienda Meta, a San Felice sul Panaro. Si tratta di Kumar Pawan, 31 anni, indiano; Mohamad Azaar, 45 anni, marocchino; e dell'ingegnere italiano, Gianni Bignardi, che stava facendo delle verifiche di agibilità nel capannone. Altri tre lavoratori sono morti per il crollo della ditta Bbg di Mirandola (tra cui Mauro Mantovani, 64 anni, nel crollo della Aries). Un anziano, Sergio Corbellini, è morto a Concordia, colpito in strada da un cornicione che si è staccato dal tetto di un palazzo. Tre gli operai (tra cui Paolo Siclari, 37 anni, di Messina) che a Medolla sono rimasti schiacciati dal crollo del capannone della Haemotronic. Una vittima a Cento. Alla lista si aggiunge don Ivan Martini, il parroco di Rovereto, frazione di Novi di Mantova, schiacciato da una trave mentre verificava i danni delle scosse nella chiesa di Santa Caterina. Quattro le vittime a Cavezzo, tra cui una donna sepolta dalle macerie del Mobilificio Malavasi. Gli sfollati. «Circa 8mila sfollati che si sommano ai precedenti 6mila per un totale di 14mila unità» ha dichiarato ieri il sottosegretario Antonio Catricalà facendo il punto della situazione. Ma si tratta di numeri ancora approssimativi. Migliaia di persone terrorizzate dal ripetersi delle scosse hanno lasciato le proprie case, ma non vogliono allontanarsi. Nella Bassa modenese ad esempio, molti passeranno la notte nei campi, operativi già da una settimana e potenziati, soprattutto nelle zone più colpite dagli ultimi terremoti. La Protezione civile ha ricevuto 6mila nuove richieste di assistenza. «Qui siamo 7.300 e siamo tutti sfollati» ha commentato il comandante dei vigili urbani di Cavezzo, Egidio Michelini, uno dei centri più colpiti dal sisma. A Concordia hanno bisogno di un rifugio tutti gli abitanti, circa 9mila persone. Stessa situazione a San Possidonio, dove vivono 3.500 anime. Le case forse sono agibili, ma loro hanno paura. Anche nel Mantovano ci sono degli sfollati, 1.350. I soccorsi. Oltre alla Protezione civile anche le Forze armate (185mila militari e 85 mezzi vari) sono impegnati nelle operazioni di soccorso. Nei centri più colpiti si continua a scavare: in serata una donna di 60 anni è stata estratta viva a Cavezzo Mentre le campagne di Cavezzo, San Possidonio e San Prospero sono praticamente deserte. Ridotti un cumulo di macerie cascinali, ex magazzini, vecchi edifici. E gli abitanti si muovono in bicicletta per le strade intralciate dai calcinacci. ©RIPRODUZIONE RISERVATA