Monti: «Stop al calcio per due, tre anni»
I 23 azzurri ci sono, tra i 23 Leonardo Bonucci (nella foto), pure lui indagato. Ma che Italia sarà all'Europeo, questo davvero non si può chiedere neanche a Cesare Prandelli. Finora, la sua preparazione per l'appuntamento più importante della carriera è stata una corsa a ostacoli. Dal cuore matto di Cassano alle pazzie di Balotelli. Dall'infortunio di Rossi agli stop di Chiellini e Montolivo. Per chiudere con la tempesta del calcioscommesse fin dentro Coverciano e col terremoto vero e proprio in Emilia, con l'annullamento del primo dei due test amichevoli a Parma contro Lussemburgo. Non si poteva giocare con i morti del terremoto dell'Emilia. Domenico Criscito è rimasto a casa, su di lui ha gravato il «disumano peso» di un avviso di garanzia. «Nessuna riserva su Bonucci» e che ieri come promesso è ufficialmente entrato nella lista dei 23 consegnata all'Uefa. Perché non ci sono avvisi di garanzia, la spiegazione ufficiale; e perché poi in federcalcio sono convinti che la sua posizione sia molto più leggera di Criscito. ROMA La proposta è di quelle choc. Ma di fronte al «malcostume continuo» che affligge il calcio italiano bisogna chiedersi se non sia il caso di «sospendere» i campionati per due o tre anni. Pur precisando che non si tratta di una proposta del governo, il j'accuse di Mario Monti al mondo del pallone è talmente veemente da provocare un putiferio. Il più duro di tutti contro il premier è il presidente del Palermo, Maurizio Zamparini, che definisce «stupidaggini» le frasi del premier. L'occasione per parlare degli scandali del calcio non è la più consona. Monti è a palazzo Madama; accanto a lui, dopo il vertice intergovernativo, c'è il 'collegà polacco Donald Tusk, anch'egli alle prese con il calcio, visto che dovrà ospitare gli Europei. È il presidente del Consiglio a fare un riferimento ai guai del pallone quando, scherzando sulla «ospitalità» della squadra dei parlamentari italiani che lunedì ha perso contro la rappresentativa polacca, accenna agli «alti è bassi» del calcio. Poi, rispondendo ad una domanda specifica, si lancia in un'invettiva che non risparmia niente e nessuno. Quanto sta emergendo, premette, prova che è un «errore localizzare tutti i mali dell'Italia nella politica». E fa anche «rabbrividire» perché dimostra come un mondo che dovrebbe essere espressione dei «valori più alti» in realtà è un «un concentrato di aspetti tra i più riprovevoli della vita umana: la slealtà, l'illegalità, il falso, la ricerca demagogica di popolarità». Parole già durissime. Ma non è che l'incipit. Il professore, forse anche preoccupato dal danno all'immagine del Paese, parla di «fenomeni indegni» e li elenca uno a uno: a cominciare dall'episodio «incredibile» di Marassi, quando gli ultras hanno fatto sospendere Genoa-Siena per mezzo di un «invisibile ricatto pieno di omertà», spingendo i giocatori a «inginocchiarsi e togliersi le maglie» di fronte a «chissà quali minacce». Una «manifestazione spaventosa» di «soggezione a poteri occulti» che, avverte, il governo intende «ancora approfondire». Ma non basta: di scandaloso ci sono anche i «soldi dei contribuenti che periodicamente finiscono» nella casse dei club per ripianare i debiti, come tentò di dimostrare lui stesso indagando da commissario Ue sul cosiddetto "Salva-calcio". Insomma, il mondo del pallone è afflitto da un «malcostume continuo» aggravato dal risalto mediatico che questo sport «giustamente merita». Ce n'è abbastanza per lanciare quella che appare una provocazione: «Non sto facendo una proposta del governo», premette, ma forse «gioverebbe molto alla maturazione di noi cittadini italiani» se vi fosse una «una totale sospensione di questo gioco per due o tre anni». Parole che, nella pressoché totale indifferenza dei partiti (a parte il presidente della Camera Gianfranco Fini che invita a «non leggere alla lettera» le frasi del premier, praticamente nessuno ha commentato), scatenano la reazione compatta del mondo del calcio. «Nessuno sconto per chi ha barato, ma fermare i campionati significherebbe mortificare tutto il calcio, penalizzare chi opera onestamente», afferma il presidente della Figc, Giancarlo Abete, che sottolinea come i club professionistici non ricevano «neanché un euro» dallo Stato. «Non è certo questo il modo di risolvere i problemi», dice l'ex campione di Milan e Nazionale, Gianni Rivera, e d'accordo con lui è anche il presidente del Cagliari, Massimo Cellino. Ma il più duro è certamente il suo collega del Palermo, Zamparini: «Monti dice solo delle stupidaggini. Dovrebbe pensare prima di parlare» e in particolare «a tutto quello che sta distruggendo lui con i suoi provvedimenti».