Barzelletta contro gli ebrei direttore sociale si dimette
di Maria Grazia Piccaluga w PAVIA Ancora un tegola sull'Asl di Pavia. L'ennesima. Questa volta a far deflagrare la bomba è una barzelletta dai toni antisemiti raccontata dal direttore sociale Giuseppe Imbalzano a margine di una riunione di lavoro con sette persone. Lui si scusa e si pente, dopo due notti insonni che hanno lasciato i segni sul suo volto. E poi rassegna le dimissioni, reclamate a gran voce dal Pd, dal consigliere regionale di Sinistra ecologia e Libertà Giulio Cavalli, da decine di commenti sui social network e suggerite dai sindacati della sua stessa Asl. Ieri al quarto piano di viale Indipendenza Imbalzano non ha trovato la comprensione che forse si aspettava. «Sono disgustato come uomo e come medico da quell'affermazione, chiamiamola barzelletta anche se non fa per niente ridere – dice gelido il direttore generale dell'Asl Alessandro Mauri –. Come amministratore, invece, mi sono subito rapportato con i vertici della Regione». Ma non c'è stato bisogno di attendere una risposta dell'ufficio legale di Milano. Ieri alle 18 Mauri era già al Pirellone a presentare le dimissioni che Imbalzano gli ha messo sulla scrivania poche ore prima, nello stesso pomeriggio. Dimissioni sofferte. «Non sono un mostro, sono costernato. Ma devo fermare questo linciaggio, quindi me ne vado» spiega lui, 59 anni, cinque lingue parlate e una laurea in Medicina e «35 anni di professione polverizzati in questo modo» riflette. L'ironia «non malevola», dice, è nel suo dna. «Mio padre, un militare dell'esercito, anche in punto di morte riusciva a sdrammatizzare – spiega –. Sono affranto per come è stata strumentalizzata una barzelletta, brutta e macabra lo ammetto, ma pure sempre una barzelletta. Io la volevo commentare a rovescio». Invece è scoppiato un polverone che l'ha travolto. E' mercoledì. Ci sono sette persone sedute al tavolo tecnico riunito dalla direzione sociale dell'Asl per discutere di budget e conciliazione nella saletta al pian terreno dell'Asl di viale Indipendenza. Si apre la porta ed entra Imbalzano che si era assentato in precendenza. Il clima è disteso, «scherzoso» ricorda addirittura lui. E il manager, senza che ci fosse alcuna attinenza con gli argomenti in discussione in quel momento, fa la battuta su torte, ebrei e forni. «Nessuno ha sorriso – dice una delle persone sedute a quel tavolo – Siamo rimasti raggelati». Ma la cosa sembra finire lì. «Non c'è stata alcuna reazione – dice Imbalzano –. Anzi qualcuno ha anche sorriso». La riunione è agli sgoccioli, i presenti si congedano ma il giorno seguente la battuta fa il giro degli addetti ai lavori. Stride, spiegano, «perché pronunciata da un direttore sociale, uno che dovrebbe occuparsi delle fragilità e delle discriminazioni». Come una palla di neve, in poche ore, quella freddura di pessimo gusto diventa una valanga e rotola fino all'orecchio del direttore generale Alessandro Mauri. Ma è sabato. Gli uffici di Asl e Regione sono chiusi. Mauri rimugina e si indigna per quell'incidente, l'ennesimo in cui inciampa l'azienda di cui ha da poco "ereditato" la direzione. E ieri aspetta Imbalzano al varco. Un primo confronto poi il giudizio tranchant che non fa presagire per il dirigente nulla di buono. Sul tavolo di Mauri, tra l'altro, è appena stata recapitata la lettera dell'rsu aziendale, affissa anche in bacheca e negli uffici. «Siamo sdegnati – scrivono i sindacati – Chiediamo con forza le dimissioni del dirigente, visto il delicato e importante ruolo istituzionale che svolge e che richiede rispetto e sostegno da parte dei cittadini».