Il vigevanese Soncin tra gli indagati

ASCOLI C'è anche il vigevanese Andrea Soncin tra gli indagati del calcioscommesse. Ieri la casa ascolana dell'attaccante 33enne è stata perquisita su mandato della procura di Cremona. Il giocatore dell'Ascoli, professionista dal 2001, è indagato a piede libero per associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva. Sotto la lente dei pm c'è la sua stagione a Grosseto, dodici mesi a partire dall'estate 2010, e non quelle con l'Ascoli. Le indagini sono ancora in corso, ma nell'ordinanza emessa dal Gip di Cremona si legge che il numero di cellulare di Soncin appare sui tabulati dei telefoni usati da alcuni dei 19 destinatari dei provvedimenti disciplinari di ieri, uomini che sono considerati tra gli organizzatori delle combine. In pratica Soncin avrebbe avuto dei contatti telefonici con chi orchestrava le operazioni. Al momento il club toscano, dove Soncin ha giocato in prestito per un anno, è coinvolto in cinque presunte combine della stagione 2009/10, con Ancona, Reggina, Torino, Mantova e Livorno, ma allora Soncin giocava a Padova. La notizia del coinvolgimento di Soncin è arrivata come un fulmine a ciel sereno a Vigevano, dove è nato e ha fatto il salto verso il professionismo. In città i tifosi ricordano i suoi 19 gol in 28 partite che nel 2001 portarono i biancocelesti in serie D. Da allora Soncin ha giocato sempre tra i professionisti, con la perla del gol al Milan con la maglia dell'Atalanta, la sua unica rete in serie A. Viso da bravo ragazzo, Soncin non si è mai dimenticato di Vigevano, anche quando è arrivato in serie A, anche quando ha infilato con un tunnel a San Siro Paolo Maldini, un gesto, che nel campetto in Brughiera da bambino forse non ha mai osato nemmeno immaginare. Questi ricordi però ieri erano lontani dal negozio di corso Novara, dove lavora la madre e dove il padre, ex vigile urbano, dà spesso una mano da quando è in pensione. «Non abbiamo molto da dire», risponde la voce femminile dall'altro capo del filo. Non c'è voglia di negarsi nel tono della voce, solo la scarsa dimestichezza con queste cose. Del resto come ci si comporta quando le forze dell'ordine perquisiscono la casa di un figlio? «Siamo tranquilli – spiega il padre –. sentiamo Andrea tutti i giorni, non c'è nulla di grave». A Vigevano nessuno sembra credere che il bomber che ha regalato la serie D per la penultima volta ai biancocelesti centri qualcosa con il calcio truccato. «Non ci credo», taglia corto Angelo Argenton, storico dirigente del Superga che il «Soncio» l'ha visto ragazzo. «Ogni volta che torna per noi è una festa – spiega Argenton –. Roba da non credere, ero con suo padre la sera prima e non ci potevamo immaginare una cosa simile». Anche perché il nome di Soncin non era mai apparso sui giornali prima della perquisizione di ieri mattina.