Pavia, la rivincita di Preite «Questa squadra valeva»

Il suo pensiero sulla salvezza, Lorenzo Carotti l'ha postato su Facebook: «Se alla fine ci siamo salvati non è perché era il destino a volerlo, ma perché tutti quanti, giocatori e tifosi, in verità non abbiamo mai smesso di crederci, e anche se questo a volte può esser capitato, l'abbiamo fatto con intelligenza, mai con rassegnazione. Un gruppo vincente non è formato solo da chi ha giocato 34 partite, ma soprattutto da chi ne ha giocata una senza fare polemiche... Fare il capitano quest'anno è stato di uno stress pazzesco, che non mi ha fatto dormire diverse notti, ma ora ne vado fiero e sarà uno dei ricordi più belli. Grazie ai giocatori e alla città». di Luca Simeone wPAVIA La squadra l'aveva costruita lui, assieme ad Alessandro Zanchi. E quando le cose andavano male, malissimo, ha dovuto ingoiare le accuse di tanti tifosi: che lo ritenevano inesperto come dirigente mentre la «sua» squadra veniva bollata, senza mezzi termini, come un gruppo di brocchi. Ma con la straordinaria salvezza ottenuta dal Pavia contro la Spal, anche Aldo Preite si è preso la sua rivincita. Pentito, a un certo punto del campionato, di aver lasciato il calcio giocato per diventare responsabile dell'area tecnica? «No, mai, perché è un lavoro che mi piace e anche i momenti brutti sono stati uno stimolo per fare di più. Quello che si poteva fare l'abbiamo sempre fatto, poi con l'arrivo di mister Roselli le cose sono cambiate: è stato lui l'artefice di un'impresa. Non so quanti altri avrebbero accettato un incarico del genere». E si è anche avuta la dimostrazione che la squadra non era così scarsa. «Roselli è stato fondamentale anche per valorizzare un gruppo di giocatori che si è rivelato valido: con lui in panchina abbiamo marciato al ritmo delle prime perdendo solo due volte, una col Carpi, dopo che l'allenatore era appena arrivato, e l'altra a Benevento». Quando si è cominciato a capire che il Pavia si poteva salvare? «Dopo la vittoria in casa contro la Spal. Era il terzo risultato utile di fila e si vedeva anche in settimana che la squadra seguiva il mister». Qual è stato invece il momento peggiore? «Le dimissioni di Pergolizzi. I risultati non arrivavano e quell'abbandono rischiava di far precipitare le cose. Devo anche dire che Sangiorgio ha dato il massimo nelle gare in cui è stato primo allenatore del Pavia. A prescindere dalla rimozione continuo a stimarlo tanto, è una persona che capisce tanto di calcio». Con il senno di poi, erano giuste tutte le scelte del mercato estivo? «Io credo di sì. Penso per esempio a Meza Colli, che dopo le difficoltà è venuto fuori, a Capogrosso che dopo un girone d'andata balbettante ha fatto prestazioni importanti, a Fasano che è una garanzia, a Facchin che si è ripreso dopo qualche errore, a Marchi che ha fatto nove reti giocando la metà delle gare rispetto all'anno scorso all'Alto Adige. Penso poi a Fissore: anche lui ha avuto problemi nel girone d'andata, ma poi ha fatto un girone di ritorno mostruoso, non sbagliando nulla. Riccardo è un ragazzo eccezionale che spero che possa uscire dalla vicenda calcioscommesse nella quale è stato chiamato in causa. Tornando al mercato, errori se ne fanno ed è bravo chi sbaglia meno. L'unica delusione forse è stata Radoi, che ha avuto vari problemi fisici. Galassi e Dall'Oglio venivano dalle Primavere ed è chiaro che arrivando in Lega Pro hanno bisogno di ambientarsi. Alla fine si sono dimostrati tutti bravi ragazzi, nonostante gli insulti che hanno preso all'inizio». Però qualche rinforzo era necessario, infatti a gennaio siete tornati sul mercato. «Cesca, Statella, Pezzi e Cinelli sono quattro buoni giocatori, ma soprattutto venivano da altre squadre, e non avevano vissuto la parte iniziale della stagione. Poi ricordo quello che diceva qualche tifoso, ad esempio, di Cesca dopo tre gare: che era uno dei giocatori più scarsi passati al Pavia. Si è vosto: ha segnato 4 reti decisive e fatto a sportellate con i difensori avversari». La delusione dei tifosi dopo quei risultati così negativi però era comprensibile. «Certo, ma una cosa sono le critiche, altro la cattiveria. Ho sentito contestazioni pesanti e insulti alla famiglia Zanchi. Io so come e quanto lavora Alessandro, che è giovane, bravo e preparato». Cosa insegna un'annata del genere? «E' stata una stagione pazzesca, una vera e propria palestra per me: un'annata che ne vale cinque. Mi ha insegnato ad andare avanti e credere nelle proprie scelte anche quando le cose non vanno bene». ©RIPRODUZIONE RISERVATA