Puntate e giocatori un fiume di denaro «Siamo sulla vetta»

di Maria Rosa Tomasello e Annalisa D'Aprile wROMA «Com'è noto agli addetti ai lavori, la maggior parte delle ultime gare di campionato sono combinate e non solo dai calciatori, ma anche dalle società: in effetti, com'è capitato per Empoli-Grosseto e Ancona-Grosseto (2009-2010) gli scommettitori, tipo gli zingari, intervenivano su partite già combinate». E' questa frase di Filippo Carobbio, ex giocatore del Siena ora a Grosseto, a spiegare quello che, per il gip Guido Salvini «testimonia che "l'inquinamento etico" del mondo dei calciatori e forse anche di alcuni dirigenti non è stato episodico, ma diffuso e culturalmente accettato»: con la manipolazione degli incontri di serie A Lazio-Genoa, disputata il 14 maggio 2011, risultato 4 a 2, e di Lecce-Lazio, finita 2 a 4, il 22 maggio 2011, il marcio contagia il vertice. La combine Lazio-Genoa. A denunciare per primo sospetti sulla gara a causa di «conclamate anomalie» rilevate con una «richiesta enorme di gioco» a partire da tre ore dall'evento, è un bookmaker austriaco, SkySport 365, che il 14 giugno presenta un esposto alla polizia di Cremona. Per aggiustare la partita Hristian Ilievski, rappresentante del gruppo degli "zingari", avrebbe incontrato a Formello il capitano della Lazio Stefano Mauri e quindi, in un hotel, l'ex del Genoa Omar Milanetto (ora al Padova), incaricato secondo l'accusa «di rastrellare una consistente somma di denaro destinata alle scommesse» su quella partita. Il giorno dopo, si svolge a Milano un summit di «eccezionale valenza investigativa» a cui partecipano Ilievski, gli emissari ungheresi Lazar e Strasser, Alessandro Zamperini (conosciuto da Mauri ai tempi del Modena), Antonio Bellavista (Bari), i calciatori Milanetto e il compagno Dario Dainelli. Durante l'incontro, secondo l'ex calciatore Carlo Gervasoni, figura chiave dell'inchiesta, Gegic incontrò Ilievski «che gli consegnò altro denaro, forse in relazione all'intermediazione con Mauri, o a qualche ulteriore scommessa legata a quella partita». Lecce-Lazio aggiustata. Sul match, secondo l'accusa, il boss, il singaporiano Tan Seet Eng, ha investito 600mila euro per la corruzione dei calciatori, con un guadagno di 2 milioni di euro: «Siamo arrivati sulla cima» esulta Kenesei Zoltan, uno degli ungheresi. Racconta Gervasoni: «Almir Gegic mi disse che lui e gli slavi si misero nuovamente in contatto con Mauri per manipolare la suddetta partita. Avuto questo contatto con Mauri furono corrotti sei o sette giocatori del Lecce». Per il gip, Mauri «manifestava la sua costante disponibilità a favore del gruppo degli zingari ad alterare in cambio di denaro il naturale risultato di partite della Lazio» e comunicava con l'organizzazione attraverso una scheda "dedicata", intestata a una donna. Il trolley "alleggerito". I soldi necessari per la corruzione arrivavano in Italia anche dentro le valige. Emblematico, secondo l'accusa, il viaggio del corriere Choo Ben Huat, arrivato a Milano da Singapore alle 5.45 del 3 novembre 2011, e ripartito, dopo una breve sosta in albergo, alle 12.15 dello stesso giorno. Alla partenza da Singapore il suo trolley pesava 9 chili, al ritorno 8 chili: secondo la procura, quel chilo mancante erano soldi e il viaggio servì solo «a consegnare il denaro necessario alla manipolazione» di una gara. Riciclaggio per Signori. I pm contestano all'ex capitano del Bologna Beppe Signori il riciclaggio, in concorso con l'ex calciatore Luigi Sartor, l'amico Luca Burini, il commercialista Daniele Ragone. Burini e Ragone sono ai domiciliari, Signori e Sartor restano a piede libero, perché arrestati nella prima fase dell'inchiesta. A far scattare l'accusa i movimenti di denaro proveniente dalle scommesse attraverso una società di Panama. Il 29 dicembre 2011 Sartor parla della costituzione del conto presso la banca svizzera Euromobiliare e della costituzione della società Clever Oweseas: sul conto sarebbero stati depositati 289.905mila euro il 2 novembre 2010 e 434.905mila euro l'1 marzo 2011. ©RIPRODUZIONE RISERVATA