Gravellona, ruba nella chiesa scoperto poco dopo e arrestato
di Denis Artioli wGRAVELLONA Dopo il furto di oggetti sacri in una chiesa, nell'arco di poche ore, i carabinieri di Gravellona e di Mortara, coordinati dal capitano Gennaro Cassese, hanno recuperato tutta la merce e arrestato un 52enne residente a Mortara. In manette, con l'accusa di furto aggravato e una denuncia per ricettazione, è finito Ernesto Contini, disoccupato. L'allarme è stato dato ieri mattina alle 5. Un metronotte, passando da Gravellona, ha notato che il portone della chiesa di San Zeno, in via Liberali, era aperta. E' entrato e ha visto che erano spariti quadri e altri oggetti sacri. Ha avvertito subito i carabinieri che sono arrivati sul posto e hanno chiamato il parroco. Il sacerdote ha sporto denuncia elencando gli oggetti rubati. I carabinieri di Gravellona hanno avviato subito le indagini e hanno appreso che era stato notato in paese un veicolo Kangoo bianco, con un'ammaccatura. Hanno attivato subito i posti di controllo, mentre coinvolgevano i colleghi di Mortara, ricordando che la segnalazione di un veicolo di quel tipo era già arrivata dalla città vicina. I carabinieri, quindi, sono andati a casa di Contini e hanno notato il Kangoo bianco vicino a un garage aperto, con un uomo che dal veicolo trasferiva merce nel box.Dopo un breve appostamento, sono entrati nel garage e hanno trovato la refurtiva proveniente dalla chiesa di Gravellona appena derubata, assieme ad altri oggetti sacri di cui, al momento, è ancora sconosciuta la provenienza. I militari hanno arrestato Contini e lo hanno portato nella camera di sicurezza della caserma, in attesa del processo per direttissima che sarà celebrato domani. Quindi, hanno restituito al parroco di Gravellona ciò che era stato rubato in chiesa: una tela raffigurante San Zeno che benedice un bambino (opera del 1.700, non catalogata), una statua lignea di Gesù (del 1600-1700), due candelabri d'argento in stile gotico (del 1800), un crocefisso in argento, del secolo scorso, e un numero imprecisato di ex-voto, sempre in argento, datati dal 1800 in poi. Secondo gli inquirenti non esistono, al momento, elementi che possano far pensare a un furto su commissione, perché in questi casi le opere rubate, in genere, vengono subito consegnate al committente. Il box di Mortara, invece, era una sorta di magazzino in cui erano raccolti parecchi oggetti destinati probabilmente ad appassionati di antiquariato sacro. Pur trattandosi di opere non catalogate, avrebbero fruttato parecchi soldi nella vendita. Solo i candelabri d'argento, secondo una prima stima dei carabinieri, varrebbero sul mercato molte migliaia di euro. ©RIPRODUZIONE RISERVATA