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di Vindice Lecis wROMA L'accoglienza non è stata delle migliori per Mario Monti nel giorno in cui è sceso fisicamente in campo al fianco delle Fiamme gialle nella battaglia anti-evasione. Contro la visita del presidente del Consiglio a Bergamo è infatti sfilato in città un corteo promosso da formazioni della sinistra e sindacati di base, mentre un Piper affittato dalla Lega ha sorvolato più volte l'area in cui si teneva il giuramento degli allievi ufficiali della Guardia di Finanza con uno striscione con la scritta «Basta Monti, basta tasse». Monti durante il suo discorso è stato fischiato più volte, da militanti di area leghista, ma anche applaudito da molti dei presenti. Il suo intervento incentrato sulla questione settentrionale e sull'evasione fiscale ha puntato diritto al cuore del problema, senza evitare di puntare un faro su quella ampia fascia anti-tasse che sfocia nell'evasione. «Noi cittadini dell'Italia settentrionale e lombardi siamo spesso penalizzati nella competitività internazionale delle nostre imprese per le sacche di grande evasione che si annidano ovunque nel Paese e forse più in altre parti del Paese che in questa». Poco spazio nel ragionamento del premier alle suggestioni da disobbedienza fiscale. Rispondendo, infatti, ad alcuni contestatori, Monti ha spiegato che l'evasione fiscale «è non solo una violazione del rapporto con lo Stato ma è un fattore di ostacolo alla realizzazione di una dinamica di concorrenza leale tra le imprese, di aumento della pressione fiscale e di ingiustizia nei rapporti tra i cittadini». Nel mirino è finita anche la Lega Nord e la sua ricetta politica: «C'è chi crede di risolvere i problemi con superficiali istanze separatiste». Nel Nord produttivo dove la la situazione economica e sociale è deteriorata come altrove, Monti ha voluto ricordare che quella italiana «è una crisi che viene da lontano. Questo deve essere capito non cercando distrazioni nel vociare ma cercando di meditare». Per questo, secondo il premier, «non dobbiamo farci prendere dallo sconforto» e il governo e lo Stato s'impegnano a fare la propria parte «per promuovere e proteggere l'interesse di tutti, anche di coloro che non hanno la possibilità e la forza di far sentire la loro voce». E' stata comunque una giornata certamente difficile per Monti. a Bergamo ha ricevuto anche molti applausi ma le contestazioni sono state piuttosto forti. Diversi cittadini gli hanno urlato «ridacci le pensioni». Circa cinquecento persone, aderenti alla federazione della Sinistra, sindacati di base e attivisti no Tav hanno sfilato in città avvicindosi sino a qualche centinaio di metri dal palco del premier per disturbarne l'intervento anche con l'ausilio di aplificatori. Il corteo, aperto dallo striscione «Adesso basta» è stato scortato da un notevole schieramento di poliziotti e carabinieri ma si è svolto senza particolari tensioni. «Bergano respinge Monti e la sua politica di austerity - hanno urlato i manifestanti - E' un nemico delle famiglie, dei giovani, del lavoro. Noi questo debito non lo paghiamo». Non sono mancate le ironie anche per il Piper della Lega. «Dopo vent'anni la Lega finge di fare opposizione, ma non scende in piazza e sta su un aereo». Il velivolo «padano» ha sorvolato l'area della cerimonia srotolando lo striscione anti tasse. Nichi Vendola, leader di Sel, non si stupisce dei fischi. «Sarebbe veramente incredibile meravigliarsi, e del resto le scelte che sta facendo il governo Monti si rivelano fallimentari». Si dice dispiaciuto Raffaele Bonani, segretario Cisl «perchè Monti è una persona seria, la più prestigiosa che oggi abbiamo per condurre il governo italiano ma deve convincersi di una cosa: le persone valide e credibili non possono fare nulla al di fuori del sistema concertativo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA