Brindisi, a scuola forse due attentatori
di Maria Rosa Tomasello wROMA A una settimana dall'attentato di Brindisi, l'attentatore che sabato 19 maggio ha spezzato la vita di Melissa Bassi e interrotto quella di Veronica e di altre quattro studentesse dell'istituto Morvillo Falcone, è ancora libero, e non è possibile escludere che torni a colpire. Soprattutto perché nuovi elementi inducono a ritenere che ad agire non sia stato un singolo individuo, ma almeno due complici. A convincere gli investigatori che l'ordigno potrebbe essere stato collocato davanti alla scuola da più persone sono due evidenze: la prima è il peso della bomba, tre bombole da 15 chili forse riempite di polvere esplosiva collocate in un cassonetto (forse a due ruote) che potrebbe avere raggiunto in tutto i cento chili, troppo per un uomo solo. La seconda è l'assenza di testimoni, un fatto che potrebbe essere giustificato con la mancanza di collaborazione dei cittadini, inspiegabile davanti a un gesto così efferato, o con la presenza di un "palo", di qualcuno che, mentre il cassonetto veniva collocato accanto alla scuola, avvertiva l'altro dell'arrivo di persone. Se questo fosse il quadro, le indagini potrebbero virare dall'ipotesi finora considerata più attendibile, secondo la quale l'attentato è stato organizzato da un folle isolato, verso una più inquietante: il terrorismo, forse una forma nuova di terrorismo, perché non esiste alcuna rivendicazione, l'azione di un gruppo familiare mosso da un desiderio di vendetta, o l'intimidazione di un gruppo criminale. «Nessuna pista è esclusa» ripete il capo della Dda di Lecce Cataldo Motta. «Francamente non ho elementi per dire o escludere che si tratti di un atto di terrorismo» afferma il capo della Polizia Antonio Manganelli. «Il fatto comunque di avere una foto dell'autore della strage è un bel successo investigativo, ora bisogna saperlo concretizzare, anche da questo elemento deriverà la soluzione», anche se, ha aggiunto, «la gestione mediatica delle indagini ha lasciato molto a desiderare». Alle immagini già note si sono aggiunti due nuovi "frame", mostrati ieri in anteprima su Retequattro all'apertura di «Quarto grado»: si vede il presunto killer con occhiali da sole, in giacca scura, camicia e pantaloni chiari. I capelli sono corti e scuri. Ma se le riprese già note, registrate quando l'uomo era a tre metri dalle telecamere non sono risultate decisive per il riconoscimento, è probabile che ancora meno utili siano quelle che lo riprendono vicino ai giardinetti. Per tutto il giorno in questura sono stati ascoltati e riascoltati numerosi testimoni, nella speranza di riuscire a ripescare nei ricordi di qualcuno indizi utili a ricostruire i movimenti dell'uomo. Anche il pick up bianco che sarebbe stato visto da un testimone nella zona e che potrebbe essere stato usato per trasportare l'ordigno è considerato un fatto «degno di attenzione». Oggi a Brindisi migliaia di studenti arrivati da tutta Italia manifesteranno a partire dalle 14 con lo slogan «Io non ho paura» per «pretendere la verità» per Melissa, morta senza ragione a 16 anni. All'appello lanciato dai ragazzi dell'istituto Morvillo Falcone hanno risposto decine di scuole, ma anche associazioni come Arci, Libera, sindacati come la Cgil, istituzioni e cittadini. Chiede verità soprattutto la famiglia di Melissa: ieri il padre della ragazza, Massimo Bassi, ha voluto incontrare il pm Milto De Nozza e gli ha ribadito la sua fiducia negli inquirenti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA