IL NUOVO LIBRO
PAVIA Manuela Paris è una ragazza di ventisette anni che ha realizzato il sogno di arruolarsi nel 10° reggimento degli alpini, dando ordini al plotone Pegaso, in missione a Bala Bayak, Afghanistan, ed è la protagonista di "Limbo" (Einaudi, 2012), ultima fatica letteraria di Melania Mazzucco. La scrittrice questa sera alle 21 presenterà il suo libro al Salone San Pio del Collegio Ghislieri, con interventi di Piersandro Pallavicini e Giorgio Scianna. Meticoloso nella ricostruzione della psicologia e della personalità della sua protagonista, "Limbo" restituisce, giorno dopo giorno, l'evoluzione di questa giovane donna, da un'infanzia difficile - in una famiglia che sembra non avere alcun futuro da offrirle - alla scelta di intraprendere la carriera militare, ragione e speranza di vita ("Per la prima volta in vita mia, ero esattamente dove avrei voluto essere. Lo desideravo fin da una sera di novembre del 1992. La Manuela Paris che riconosco come me stessa ha cominciato a esistere quella sera: era iniziata allora la storia che mi aveva portato a Bala Bayak"). Tutto si interrompe con l'attentato che costringe Manuela a tornare in convalescenza a casa, gettandola in una sorta di "limbo" nel suo piccolo paese, Ladispoli, località di mare vicina a Roma quasi deserta d'inverno, che sembra un posto senza speranza e dove la ragazza, ritrova una famiglia "disgregata, variegata e indolente" e nessun punto di riferimento. Melania Mazzucco, che romanzo è "Limbo"? «Il primo romanzo contemporaneo dopo tanti anni passati nel '500 veneziano. Avevo voglia di tornare al presente, quindi ho scelto una storia nell'Italia di oggi e per protagonista una donna militare che comanda, qualcosa in più di un soldato, che mi ha permesso di adottare una prospettiva inedita per raccontare una guerra anomala, che sovverte l'opposizione amico/nemico, supporto/occupazione, e così via. Per quanto ne so, non si era mai occupata di un personaggio del genere e tutto ciò che è inesplorato rappresenta uno stimolo e una sfida per me come persona e come scrittrice». Ha dichiarato che Limbo è la "radiografia emotiva di ciò che siamo" , un libro che parla della "memoria del corpo". Cosa intendeva? «I protagonisti di questa storia sono persone comuni e insieme speciali - come tutti, del resto. Potrebbero essere i nostri vicini di casa, quelli che crediamo di conoscere anche se in realtà non sappiamo nulla di loro. Il termine radiografia l'ho usato perché indica una esplorazione profonda, che deve rivelare, come fanno i raggi X, ciò che si nasconde dietro la superficie e non si vede a occhio nudo. Ciò che in fondo fa sempre la letteratura. Mi sembrava appropriato per una storia in cui ci sono invece molte radiografie vere, e nella quale la protagonista Manuela porta nel corpo - con le schegge e le cicatrici - i segni indelebili del suo passato. Il corpo di ognuno di noi ha memoria, e dice sempre la verità» Lei si è occupata per anni di Tintoretto: cosa la lega a lui? «Tintoretto è la mia ombra da vent'anni o forse sono io la sua ombra. Di certo, ormai siamo indissolubilmente legati. Mi sono occupata di lui per anni, ne ho scritto due libri. Uno si chiama "L'attesa dell'angelo" (Rizzoli, 2008) ed è la storia del rapporto del grande maestro con sua figlia Marietta, anch'essa pittrice del '500, nonché cantante e musicista, completamente dimenticata oggi. Il secondo invece è un libro all'apparenza monumentale, di cinquecento pagine, ed è la biografia del maestro e della sua famiglia, dei suoi 8 figli, ma soprattutto è la biografia di una città, della Venezia del '500 e di cosa voleva dire fare il pittore a quell'epoca. Un libro diverso da tutti gli altri che ho scritto, per cui mi sono documentata con vero e proprio rigore scientifico, ovviamente poi con la grande passione nel raccontare che mi ha portato ad essere una scrittrice». Marta Pizzocaro