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di Maria Fiore wPAVIA «Pensavo che mia moglie fosse in buone mani, al San Matteo, invece l'hanno lasciata morire. E io ancora oggi vivo con i sensi di colpa, con il pensiero di non avere fatto tutto il possibile per evitare quella tragedia. Pregavo perché le facessero il cesareo, ma i medici non mi hanno voluto dare retta». Il pubblico, in aula, ascolta le parole del testimone in silenzio. L'uomo si commuove, mentre ripercorre di ricordo in ricordo, sollecitato dal pubblico ministero Roberto Valli, il dramma che lo ha segnato per sempre: la morte di sua moglie, Imane Quaous, a gennaio 2010, deceduta a 26 anni insieme alle due gemelline che portava in grembo, mentre era ricoverata al San Matteo da quindici giorni. Ibrahim Et Tori, il marito, parte civile nel processo con l'avvocato Gianfranco Ercolani, ha parlato per quasi due ore. Una testimonianza chiave, tra le più importanti del processo che andrà avanti nei prossimi mesi. Processo che vede imputati dieci medici: i due neurologi della clinica Mondino Maurizia Maurelli e Cristina Cavalletti e i due medici otorinolaringoiatra del Policlinico San Matteo Elina Matti e Antonio Occhini, insieme ai ginecologi Arsenio Spinillo, direttore del reparto di Ostetricia e ginecologia del San Matteo, e ai medici del Policlinico Luciana Babilonti, Fausta Beneventi, Giorgia Gaia, Francesca Perotti e Laura Montanari, che ebbero modo di visitare la paziente. Tutti i medici, che devono rispondere di aborto colposo, sono accusati di non avere fatto tutto il possibile per salvare la vita almeno alle due gemelline. In relazione alla morte della mamma, invece, le accuse erano state archiviate: la donna era morta per un tumore al cervello, e molto difficilmente si sarebbe salvata, anche in presenza di una diagnosi tempestiva. Le piccole, invece, potevano essere salvate con un cesareo d'emergenza. Quell'intervento che il marito della donna, ieri in aula, ha detto al giudice Pietro Balduzzi di avere invocato più volte. «Mia moglie è arrivata al San Matteo il 18 dicembre del 2009 – ha raccontato l'uomo –. Era già grave, vomitava in continuazione. Ma nei giorni successivi la situazione è perfino peggiorata, fino a che nella notte tra il 3 e il 4 gennaio è morta. Avevo chiesto più volte ai medici che le venisse fatto il cesareo, ma avevo ricevuto solo rassicurazioni e rifiuti. Mi dicevano che il cesareo non era necessario. E intanto mia moglie peggiorava. Continuava a chiedermi di fare qualcosa, mi diceva che stava morendo. Ma cosa potevo fare? Oggi vivo con questo incubo, con la sensazione di non avere fatto tutto il possibile per salvarla. Pensavo fosse nelle mani giuste, invece l'hanno lasciata morire». su Twitter @mariafiore3