«Via Amendola, veniamo in pace»

VOGHERA No all'intolleranza, sì al dialogo e alla pacifica convivenza. Con questo messaggio distensivo, i responsabili del centro culturale islamico provano a disinnescare le polemiche causate dalla richiesta di traslocare dall'attuale sede di via Lomellina a via Amendola, all'altro lato della città, dove hanno già acquistato un seminterrato da adibire a luogo di incontro e di preghiera. Un progettoche ha suscitato timori e perplessità tra i residenti e nella stessa amministrazione comunale. «Noi veniamo in pace – sottolineano il presidente Mohamed Moustrham e Tayeb Rabie – A Medassino in più di dieci anni non abbiamo mai creato problemi, nè suscitato proteste. Ci siamo sempre mossi nel pieno rispetto delle leggi e intendiamo continuare a farlo. Insistiamo su questo punto praticamente a ogni incontro, anche perchè noi vogliamo l'integrazione e non la segregazione». Piena la disponibilità ad incontrare i residenti di via Amendola, i condòmini del palazzo al numero 23 dove c'è il seminterrato e i loro vicini. Per spiegare che il centro islamico non è una moschea, nè un posto dove ci si trova per fare schiamazzi e disturbare, ma un luogo di incontro nel quale la religione è solo una componente accanto a molte altre cose: vi si discute e si riflette, si tengono corsi di lingua, si celebrano matrimoni. Non c'è nulla, dunque, di cui avere paura. «Noi vogliamo semplicemente avere un punto di riferimento, come lo hanno già altre confessioni religiose – spiegano Moustrham e Rabie – Un luogo aperto a tutti, non un ghetto». La sede di via Amendola è necessaria a una comunità in crescita, «fatta da persone in regola, che a Voghera vivono e lavorano e intendono proseguire a farlo in pace con gli altri». Questa politica dell'integrazione, il centro culturale islamico la persegue anche con il ruolo attivo nel mondo del volontariato vogherese. Fa parte della Consulta, dopo essersi adeguato alle sue normative (con un direttivo e uno statuto propri); ha contribuito, fra l'altro, all'allestimento del Festival dei diritti, tuttora in corso; sostiene l'Avis con le donazioni di sangue di suoi associati.