«Non condannate i giovani al precariato»

di Antonella Formisani wROMA Una standing ovation ha accompagnato la conclusione della lezione tenuta la presidente della Bce Mario Draghi davanti a una gremitissima aula nella facoltà di Economia de La Sapienza e pochi secondi dopo un gruppo di studenti ha lanciato uova sul vetro posteriore della macchina della sua scorta. Una contestazione, contro la Bce e l'austerità, iniziata sin dal primo pomeriggio davanti alla facoltà dove si è tenuta una giornata in ricordo dell'economista Federico Caffè. Docente che ha insegnato sia a Draghi che al governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco, entrambi presenti nell'aula "Tarantelli"(nella foto). Draghi , rivolto agli studenti,ha citato come attuali le parole di Caffè: non si può «accettare l'idea che una intera generazione di giovani debba considerare di essere nata in anni sbagliati e debba subire come fatto ineluttabile il suo stato di precarietà occupazionale». Il presidente della Bce ha ricordato che nell'Ue, tra il 2007 e il 2011, il tasso di disoccupazione è aumentato del 5,8% fra i 15 e i 24 anni. Per Draghi «la iniqua distribuzione del peso della flessibilità solo sui giovani, un'eterna flessibilità senza speranza di stabilizzazione, porta tra l'altro le imprese a non investire nei giovani, il cui capitale umano spesso si deteriora in impieghi di scarso valore aggiunto». Insomma, i giovani vengono utilizzati per fare le fotocopie, semplifica Draghi, e questo «è uno spreco che non possiamo permetterci» anche perchè blocca crescita e sviluppo. Da qui alcune riflessioni sul welfare, argomento molto caro a Caffè. In Italia la spesa a sostegno dei disoccupati e delle famiglie è «pari a meno della metà rispetto a quella degli altri Paesi europei». La crescita dell'Europa passa per alcune riforme strutturali e al centro «ci deve essere la riforma del mercato del lavoro che possa coniugare flessibilità e mobilità con inclusione sociale ed equità». Draghi ha invocato «riforme da tempo indispensabili, ma introdotte in un sistema di regole europee» con un «rilancio degli investimenti pubblici, sia in infrastrutture che in capitale umano». Riguardo alla crisi il presidente ha sottolineato che «le misure straordinarie adottate dalla Bce a fine 2011 ci hanno fatto guadagnare tempo salvando la funzione della politica monetaria, evitando il collasso dei mercati che nel lungo tempo avrebbe avuto effetti pesantissismi su produttività e lavoro». Però riguardo al difficile accesso al credito delle imprese «la Bce non può far nulla per sopperire all'eventuale mancanza di capitale e mutare la percezione del rischio di insolvenza da parte degli istituti di credito». Sempre riguardo alle strategie, Draghi ha osservato che c'è un intervallo entro cui la Bce ritiene che l'inflazione non sia un elemento distorsivo della politica economica: dev'essere entro il 2%. Adesso siamo al 2,6 nell'area euro, ha rilevato, a causa di fattori come l'aumento del prezzo del petrolio e l'imposizione indiretta, ma tornerà sotto il 2% entro fine anno o al massimo all'inizio del prossimo».