Salari fermi, l'Italia è più povera

di Annalisa D'Aprile wROMA Salari fermi da vent'anni, consumi e risparmi al palo, un esercito di «scoraggiati» che non cercano un impiego, nella convinzione che non lo troveranno, un numero imprecisato di «occupati atipici» - dunque precari - donne e mamme discriminate dal mondo del lavoro. La fotografia dell'Italia scattata dal Rapporto Istat è drammatica. Quello in cui viviamo è un Paese più povero, che arranca nella crescita (ultimo nella lista della Ue a 27), che vive ancora disuguaglianze generazionali e territoriali, dove sempre più famiglie fanno la spesa nei discount e non arrivano alla fine del mese. Un allarmante salto indietro nel tempo secondo il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, che paragona l'attuale situazione economica e sociale dell'Italia ai «primi anni del dopoguerra». Salari e redditi. L'analisi dell'istituto di statistica rileva che tra il 1993 e il 2011 le retribuzioni contrattuali, in termini reali, sono rimaste ferme. E s e gli stipendi sono come quelli di 10 anni fa, i redditi delle famiglie nel 2011 sono diminuiti per il quarto anno consecutivo, tornando ai livelli del 1990. Dal 2007 la perdita è di 1.300 euro a testa. E la propensione al risparmio è scesa all'8,8%. La recessione. L'Italia non riparte a accresce il divario con i paesi dell'Unione europea. Negli ultimi 10 anni, con una crescita pari allo 0,4%, ristagna in fondo alla classifica dei 27 stati membri della Ue. Occupati e precari. Tra il 1995 e il 2011, secondo il rapporto, gli occupati in Italia sono aumentati di 1,66 milioni di unità (+7,8%). Ma si tratta di una crescita concentrata nel Centro Nord. Il Sud, infatti, peggiora: da 6,4 a 6,2 milioni di lavoratori. A pesare sul totale degli occupati però, come sottolinea l'Istat, ci sono "gli atipici". Cioè dipendenti a tempo determinato, collaboratori o lavoratori occasionali. Soprattutto, «a dieci anni dal primo lavoro atipico, quasi un terzo degli occupati è ancora precario e uno su 10 è senza lavoro». Gli «scoraggiati». Non studiano e non lavorano 2,1 milioni di giovani tra i 15 ed i 29 anni. Quel fenomeno sociologico che l'Istat ha ribattezzato "Neet" è una vera zavorra per un Paese già in affanno. Il divario della povertà. Al Sud sono povere 23 famiglie su 100, al Nord 4,9. In generale, Federalimentare e Cia segnalano il profondo cambiamento nelle abitudini di spesa: tavole meno imbandite e cibo comprato negli «hard discount». La crisi della famiglia. A fare da contraltare alla famiglia tradizionale in crisi, il boom di coppie di fatto e single. Diminuisce il numero delle coppie sposate che hanno figli: appena il 33,7% nel 2010-2011 contro il 45,2% del 1993-94. La famiglia tradizionale «soffre» anche nel Mezzogiorno dove rappresenta poco più del 40% contro il 52,8% di quasi vent'anni prima. Raddoppiano invece le nuove forme familiari (single non vedovi, monogenitori non vedovi, libere unioni e famiglie ricostituite coniugate) che hanno raggiunto gli oltre 7 milioni di nuclei su 24 totali, il 20%. I matrimoni sono in calo, mentre le separazioni e le convivenze aumentano. ©RIPRODUZIONE RISERVATA