Medico di guardia aggredito
PAVIA Una dottoressa della guardia medica aggredita da una paziente. E il sindacato apre il capitolo sicurezza. «L'episodio, di domenica sera è solo l'ultimo di una serie. Siamo convinti sia necessario potenziare le condizioni di sicurezza – riflette Antonio Sabato della Cgil medici –. In particolare la notte. Io faccio questo lavoro da 16 anni e da un anno a questa parte non mi sento più tranquillo a uscire per le visite a domicilio. Soprattutto in centro storico dove incontro spesso bande poco raccomandabili. Inoltre il medico a qualsiasi ora della notte si presenta a casa di persone che nemmeno conosce. Ed è sempre solo». L'Asl di Pavia ha stipulato una convenzione con la Croce Verde che prevede di affiancare, nei turni di notte, un milite della onlus al medico che va in missione fuori città. «Una convenzione che viene spesso disattesa perché anche la Croce Verde non ha sempre personale da mettere a disposizione – dice Sabato –. Quindi ci si muove da soli». A questo problema si aggiunge quello legato alla zona Ztl. L'Asl ha messo a disposizione del personale della Continuità assistenziale un'auto di servizio, una vecchia Panda aziendale. Ma se gli interventi in centro sono due, uno dei medici ci deve andare con la propria auto senza permesso. E se passa dai varchi e prende la multa deve pagarla di tasca propria. «E' già accaduto diverse volte» dice il sindacato. L'aggressione di domenica a una dottoressa di 35 anni, da tre in servizio in Guardia medica, invece apre un altro problema: quello dell'intervento su pazienti psichiatrici. La dottoressa è stata aggredita da una ragazza in preda a una crisi (tanto che poi è stato necessario l'intervento del 118 e il successivo trattamento sanitario obbligatorio). Buttata a terra, strattonata. Ha riportato contusioni, una distorsione rachide-cervicale ed è ancora sotto shock. «Il problema è che il Cps svolge solo attività ambulatoriale chiude al pomeriggio . Ma i pazienti psichiatrici non vivono solo dalle 8 alle 17. Ci sono sempre. E il medico di continuità assistenziale non può avere le competenze necessarie, non conoscendo per nulla il paziente». (m.g.p.)