In Vaticano esplode la guerra dei dossier
ROMA «La nuova pubblicazione di documenti della Santa Sede e di documenti privati del Santo Padre non si presenta più come una discutibile e obiettivamente diffamatoria iniziativa giornalistica, ma assume chiaramente i caratteri di un atto criminoso». È quanto si legge nella nota con cui il Vaticano ha ieri annunciato che agirà legalmente «affinchè gli attori del furto, della ricettazione e della divulgazione di notizie segrete, nonchè dell'uso anche commerciale di documenti privati rispondano dei loro atti davanti alla giustizia». Non solo. «Se necessario - ha aggiunto il portavoce vaticano Padre Federico Lombardi - si chiederà a tal fine la collaborazione internazionale». Nel mirino c'è la pubblicazione di una serie di documenti riservati e di lettere inviate a papa Benedetto XVI nel libro «Sua Santità» del giornalista Gianluigi Nuzzi. «Il Santo Padre, ma anche diversi dei suoi collaboratori e dei mittenti di messaggi a Lui diretti - si legge ancora nella nota -, hanno visto violati i loro diritti personali di riservatezza e di libertà di corrispondenza». Dal canto suo il direttore di Tv2000 ed ex direttore di Avvenire Dino Boffo, ha attaccato Nuzzi: «La pubblicazione di documenti riservati, ottenuti tramite un furto, è comunque un furto, è comunque un latrocinio. Se il collega Nuzzi non si è introdotto lui nelle stanze del Vaticano e le ha ricevute da qualcuno infedele alla Santa Sede, allora è un ricettatore». Nel libro «Sua Santità» compaiono anche le lettere in cui Boffo attribuiva al direttore dell'Osservatore Romano Gian Maria Vian, e indirettamente al cardinal Tarcisio Bertone, la responsabilità di aver orchestrato lo scandalo che nel 2009 portò alle sue dimissioni da Avvenire. Intanto ieri Benedetto XVI ha rimosso il vescovo di Trapani Francesco Miccichè e ha nominato come amministratore apostolico Alessandro Plotti, ex vescovo di Pisa. «È un provvedimento estremo che non condivido» ha protestato monsignor Miccichè che ora parla di «complotto che ha trovato sponde anche in più alti livelli della Chiesa dove il verdetto contro di me era stato scritto prima di qualsiasi effettiva verifica». La diocesi di Trapani era stata al centro di una visita apostolica nel 2011 in seguito a un'inchiesta della Procura su ammanchi per un milione di euro relativi e due Fondazioni gestite dalla Curia, e a dissidi tra Miccichè e alcuni prelati. Nell'inchiesta il vescovo risultava parte lesa. (m.v.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA