Concordia, 60 piloni in mare per rialzarla

di Natalia Andreani wROMA Non saranno meno di 60 le perforazioni necessarie per tentare il recupero della Costa Concordia dalle acque dell'Isola del Giglio. Il piano di recupero del relitto firmato dagli americani della Titan Salvage e dalla società Micoperi di Ravenna è stato presentato ieri a Roma. «Una sfida ciclopica mai tentata prima», come l'ha definita il direttore della Titan, Mr Habib, che prevede di mettere il relitto in sicurezza al massimo entro il 31 di agosto. Ma le incognite dell'operazione, è stato confermato ieri, sono numerose. Il numero e il diametro dei pali che saranno piantati in mare (alcuni potrebbero arrivare ad un diametro di 4 metri per alcune decine di metri di altezza) lungo i due lati della nave dipenderà ad esempio dall'esito dell'indagine geologica sui fondali che deve ancora essere fatta. Ma solo sul lato terra, conferma Titan, le trivellazioni saranno almeno una sessantina. Il piano di rimozione della Concordia prevede sostanzialmente quattro fasi: la stabilizzazione della nave per evitare l'inabissamento, assicurandola alla palificazione tramite una serie di tiranti; la costruzione di una piattaforma subacquea di 40 metri per 40 su cui poggerà la Concordia una volta raddrizzata; il posizionamento di cassoni pieni d'acqua su entrambe le fiancate, per riportarla nella posizione originaria; lo svuotamento dei cassoni e il successivo riempimento con aria, per riportare la nave a livello di galleggiamento. Dopodiché, una volta verificato il pescaggio si tenterà, se le condizioni dello scafo lo permetteranno, di trainarla verso un porto dove possa essere demolita. Il come e il dove restano da definire. La fase più pericolosa sarà quella del raddrizzamento, dicono i tecnici, poichè il relitto presenta gravissime lesioni per ora impossibili da ispezionare. ©RIPRODUZIONE RISERVATA