Monti e Berlusconi trattano sulla Rai

di Gabriele Rizzardi wROMA «Non è questo il momento di staccare la spina al governo. Monti va sostenuto fino al 2013». Un faccia a faccia di quasi tre ore con il premier e poi una lunga cena di lavoro con lo stato maggiore del Pdl a palazzo Grazioli che si trasforma in una dura reprimenda contro i "falchi", a cominciare dall'ex ministro Brunetta, che hanno dichiarato guerra al governo dei tecnici. Deciso a ricucire lo "strappo" di un mese fa, quando disertò l'incontro per non parlare di frequenze Tv, Silvio Berlusconi è tornato ieri a palazzo Chigi per garantire a un preoccupatissimo Monti che il fuoco di fila contro il governo, che parte tutti i giorni soprattutto dagli ex An, cesserà presto. Il presidente del consiglio voleva precise garanzie in proposito e le ha ottenute. La conferma arriva con la risposta che il Cavaliere offre ai cronisti che in serata lo intercettano mentre sta per entrare nell'aula di Montecitorio e gli chiedono se l'incontro è andato bene. «Se sono qui alla Camera per votare la fiducia...» sibila Berlusconi, che concede sorrisi tirati perché è sempre più preoccupato per il futuro del suo partito e, soprattutto, per quello delle sue Tv, che da quando non è più premier hanno perso molta pubblicità. La questione sarebbe stata discussa anche ieri durante il faccia a faccia con Monti. Il Cavaliere, che punterebbe ad un patto di non belligeranza con la Rai, sarebbe pronto a mollare l'attuale direttore generale di viale Mazzini, Lorenza Lei, per agevolare l'intesa con il Pd su una nuova govenance anche attraverso una modifica dello statuto. In cambio, il Cavaliere si "accontenterebbe" di vedere meno pubblicità sui canali Rai. Tra i nomi in pole position circolati ieri per un ricambio ai vertici della Rai ci sono quelli di Francesco Caio, economista e attuale amministratore delegato di Avio, che finirebbe sulla poltrona di direttore generale con la benedizione di Monti e il nulla osta di Berlusconi. Per la presidenza di viale Mazzini, prende quota la candidatura di Lucrezia Reichlin, economista e collaboratrice del Corriere della Sera. Ci saranno i numeri per modificare la governance di viale Mazzini? Molto dipenderà da quel che deciderà Pier Luigi Bersani, che punta a cestinare la legge Gasparri e assicura che senza nuove regole il Pd non metterà suoi uomini sul ponte di comando della Rai. Ma ieri si sarebbe parlato anche di giustizia. Per quanto riguarda le norme anticorruzione, il Cavaliere avrebbe promesso al premier di far cessare l'ostruzionismo dei deputati pidiellini. Quanto alla crisi, Berlusconi ha confermato il sostegno all'esecutivo dei professori, ma ha anche fatto presente che il Pdl non rinuncerà a far pesare i suoi voti su tutti dossier: dalla posizione dell'Italia nella Ue rispetto al rigore, alla giustizia, alle imminenti nomine per le Authority. Ma a fare pressing sul governo è anche il Pd. Pier Luigi Bersani, che liquida con un «non ho seguito la pratica...» il faccia a faccia tra Monti e Berlusconi, chiede al governo di abbandonare la strada del solo rigore: «Siamo l'unico paese che arriverà al pareggio di bilancio nel 2013, abbiamo l'avanzo primario più alto in Europa e siamo in una delle recessioni più forti. Dobbiamo allentare i meccanismi di questa strettotia altrimenti» avverte il segretario «la recessione può avvitarsi con un danno per l'Italia». ©RIPRODUZIONE RISERVATA