Rogo a Gambolò Bruciano le roulotte e muoiono tre cani

di Anna Mangiarotti w GAMBOLO' Un incendio domato a fatica, a causa del vento, tre cagnolini morti carbonizzati e molta paura, ieri sera, al campo nomadi di via Mazzini. Un piccolo insediamento di 17 roulotte – a Gambolò c'è un altro campo nomadi alla frazione Remondò – dove vivono anche Enrico Bianchi, 56 anni e la compagna Maddalena Vacchino, 50 anni. Non hanno figli, vivono raccogliendo ferro usato. Sono bruciate due roulotte e un camper, tutti di loro proprietà. Lievi danni anche a un furgone. Tutte le altre roulotte di via Mazzini hanno dovuto essere spostare per evitare il rischio di un maxi incendio. Alle 21, dopo due ore, i vigili del fuoco erano ancora al lavoro ma le fiamme erano ormai quasi spente. «I nostri cani Briciola, Fragola e Pierino erano come dei bambini per noi. Siamo disperati – spiegavano ieri Enrico Bianchi e Maddalena Vacchino – per fortuna un altro nostro cane, di grossa taglia, si è salvato ma solo perché non era sul camper». Ieri verso le 19, le fiamme i sono propagate improvvisamente dalla roulotte utilizzata come cucina: si sono estese anche alla roulotte vicina e al camper. Molto difficili le operazioni di contenimento del fuoco a causa appunto del vento. Non ci sono abitazioni in muratura a poca distanza, e questo ha escluso un ulteriore pericolo. «Per fortuna, eravamo in cortile», diceva la donna. Il fuoco ha avuto secondo i primi accertamenti una causa accidentale: un cortocircuito, «ma potrebbe anche essere partito da un mozzicone di sigaretta che abbiamo dimenticato acceso», ipotizzavano ieri sera Maddalena ed Enrico Bianchi. Sul posto anche i carabinieri: viene escluso un atto doloso, un atto vandalico o dimostrativo contro i nomadi. Ulteriori accertamenti verranno comunque eseguiti. In via Mazzini ieri sera è arrivato anche il sindaco di Gambolò Elena Nai, a verificare di persona l'accaduto. «Abbiamo avuto paura, è stata una cosa improvvisa. Per fortuna non eravamo nella roulotte – continuavano a ripetere Enrico e Maddalena – e dire che noi una casa vera ce l'avevamo, assegnata dal Comune che poi però ha cambiato la serratura». L'intervento «è stato necessario perché non erano stati fatti gli allacciamenti», spiegava il sindaco Nai. (ha collaborato Valeria Bollini)