Corruzione, pasticcio sul falso in bilancio

ROMA Si impantana nel giro di una mattinata di discussione nelle commissioni Affari e Giustizia della Camera il disegno di legge anti-corruzione. Prima i lavori a rilento per via «dell'ostruzionismo del Pdl», con gli interventi a raffica degli esponenti del partito che chiedevano all'esecutivo di rivedere l'emendamento del ministro della Giustizia, Paola Severino, che riordina le norme penali sulla corruzione. Poi il pasticcio sul falso in bilancio. Il Governo vota, «per errore», una proposta presentata dal Pdl. Fa subito marcia indietro e annuncia, tramite il ministro Severino, «correzioni in Aula». Finale: la confusione sul voto costringe il presidente della Commissione, Giulia Bongiorno, a sospendere i lavori. Discussione rinviata ad oggi, sebbene la priorità dei lavori odierni è la possibile richiesta di fiducia da parte del governo al dl sulle commissioni bancarie (richiesta che blocca l'esame per 24 ore). Intanto è bagarre. Perché quello che Pdl, Udc e Fli - con parere favorevole dell'esecutivo - approvano è un emendamento, a firma di Manlio Contento (Pdl), che non considera reato il falso in bilancio (lasciando quindi le cose come stanno ora). Esattamente il contrario della proposta di legge presentata dall'Idv, che invece ne chiedeva il ripristino e l'introduzione di pene più severe, e su cui il governo si era già espresso concorde. Pd e Idv insorgono e vanno all'attacco del governo, ma anche dell'Udc e di Fli che hanno detto sì alla proposta del Pdl. «Reintrodurre il falso in bilancio è un impegno che abbiamo preso in sede internazionale», ricorda Donatella Ferranti, Pd. «Non è possibile sostenere prima il nostro provvedimento e poi dare parere favorevole ad una proposta che, di fatto, svuota la nostra» urla fuori dall'aula il leader Idv, Antonio Di Pietro, riferendosi al sottosegretario alla Giustizia, Salvatore Mazzamuto, presente ieri ai lavori in rappresentanza del ministro, impegnata a New York. «Se errore c'è stato, nel senso che il sottosegretario Mazzamuto non ha letto per intero la scheda fornitagli si porrà rimedio in aula», fa sapere il Guardasigilli. Il ministro, sollecitando una conferma da parte di Mazzamuto, specifica che l'unica proposta dell'emendamento Contento su cui concordava era relativa «al limite massimo di pena» (3 anni invece di 2). E mentre Fabrizio Cicchitto, Pdl, protesta per la «sconfessione» del sottosegretario da parte di Severino, l'Udc si allinea con la marcia indietro del ministro. Roberto Rao, copogruppoper l'Ucd in commissione, si difende spiegando di aver seguito le indicazioni di voto del governo. Mentre Lorenzo Ria, Udc, ammette proprio di essersi sbagliato: «Volevo davvero si ripristinasse il reato del falso in bilancio». (a.d'a.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA