Rione Maestà rottami abbandonati sterpaglie e rifiuti
di Anna Ghezzi wPAVIA L'incidente all'incrocio tra via nenni e viale Lodi è avvenuto settimane fa, ma sulla carreggiata ci sono ancora i rottami dell'auto: un paraurti spunta sulla curva per chi da viale Lodi svolta in via Nenni. «Pericolo mortale per motociclisti e auto – segnala Bruno Pasian, residente ed ex autista Line –. L'incidente è stato rilevato dai vigili, perché nessuno si è preoccupato di farli rimuovere?». L'aiuola è ancora disastrata, altri rottami – anche un cerchione – sono intorno all'isola spartitraffico. Ma il degrado segnalato dai residenti nella zona va oltre. C'è la piazzola davanti al parco Leopardi: la statua di Padre Pio e chi aspetta il bus alla pensilina, di fianco a un bagno per gli autisti ormai quasi inagibile, sono costretti a guardare una pigna di rifiuti che cresce: frigoriferi, scatoloni, televisori appoggiati alla rinfusa tra i cassonetti vuoti. Campane svuotate, il problema qui non è la raccolta rifiuti ordinariama: «Inciviltà di chi scarica – dice una signora alla fermata del bus – qui viene tanta gente in macchina, si ferma e lascia giù di tutto. Ma perché quando passano a svuotare i cassonetti poi gli operatori non fanno in modo che qualcuno venga a ripulire?». Quello che preoccupa di più però sono le sterpaglie: rami secchi, erba tagliata, terriccio. Mescolata a rifiuti edili, mattonelle, cemento e televisori che, se consegnati ai rivenditori oppure all'isola ecologica di Montebellino potevano essere riciclati per intero. «Sono proprio sotto gli alberi – spiega Paisan – e sono qui da mesi. Nel cassonetto per gli sfalci si trova di tutto, e il mucchio di legna sotto gli alberi, con il vento e il caldo fa paura». Se prendesse fuoco, sarebbe buona parte del bosco Leopardi ad andarsene. Rami anche in via don Sturzo, a due passi dalle case. Ma il problema degli sfalci e del fatto che, spesso, nascosti tra i rami nei cassoni si trova di tutto, è una costante: a Montebellino c'erano 500 tonnellate di verde impossibili da smaltire perché troppo "inquinate" per gli impianti di smaltimento differenziata.