Sulla Grecia è battaglia nell'Eurogruppo

di Lorenzo Robustelli wBRUXELLES Primo smacco europeo per Mario Monti: il Parlamento ha detto "no" alla golden rule, alla possibilità per i governi di scomputare dal deficit gli investimenti produttivi. Era un tentativo per trovare un po' di soldi, sostenuto da Pd e Pdl, ma non è andata. L'Europa deve però trovare una nuova strada per affrontare la crisi. I responsi delle urne sono chiari, dalla Grecia alla Germania i partiti del rigore sono stati puniti. Le cifre dell'economia europea che non riesce a ripartire sono anch'esse evidenti. I ministri delle Finanze dell'euro, riuniti ieri sera a Bruxelles, e che oggi si vedranno con tutti i colleghi dei Ventisette, hanno discusso di questo, di come continuare la guerra contro una crisi che continua a mordere e alla quale non basta nutrirsi di rigore. La Grecia forse formerà un governo, forse no e tornerà al voto tra breve, in entrambi i casi la situazione resterà precaria, finché i sacrifici che si impongono loro saranno giudicati inaccettabili dai cittadini. Mentre la cancelliera tedesca Angela Merkel ieri diceva di credere che «per la Grecia sia meglio restare nell'eurozona», una foto della situazione l'ha scattata il ministro degli Esteri belga Didier Reyders, che per molti anni è stato responsabile delle Finanze. Se Atene lasciasse l'euro sarebbe «una catastrofe» per il Paese, che «esporrà l'eurozona al rischio contagio». Con realismo il politico belga ha sostenuto che per aiutare la Grecia bisogna concedere prestiti a lungo termine e a tassi ridotti. «Ci vorranno 15-20 anni prima che il Paese riesca a rimettere in piedi la sua economia. I programmi a due-tre anni non bastano». Inutile continuare ad impiccare i greci a programmi da "blitzkrieg", da guerra lampo alla crisi, ci vorrebbe più ragionevolezza e forse si potrebbe vincere. Il governo tedesco però, sconfitta dopo sconfitta, sembra insistere sullo stesso tasto, «le elezioni in Grecia non hanno cambiato le basi dell'accordo» per il salvataggio sottoscritto con Ue, Fmi e Banca centrale europea, dice il ministro delle Finanze Schauble. Secondo lui i greci devono continuare a soffrire, «non c'è una ricetta facile. Abbiamo già fatto grandi sforzi, il massimo possibile, non vedo che cosa si sarebbe potuto fare di più in termini di contenuto». Al di la di queste dichiarazioni bellicose però la sensazione è che esista un margine per il negoziato «i greci devono avere ben chiaro che uno sforzo dovranno farlo – spiega un diplomatico- ma entro una certa misura, non troppo ampia, le misure si potranno rivedere». E' tutto molto delicato, «la situazione può sfuggire di mano all'improvviso», spiega una fonte del Consiglio, e per questo si cerca di fare pressioni e nel contempo di far capire che qualcosa Atene può ottenere. Qualche speranza è riposta nell'appuntamento annunciato per domani di tutti i leader dei partiti greci, esclusi i neonazisti, dal presidente della Repubblica per tentare la via del governo tecnico. Gli occhi oggi sono puntati su Berlino, dove questa sera a cena Angela Merkel riceverà François Hollande, il nuovo presidente francese. E' il primo incontro tra le personalità leader dell'Ue, dal quale ci si attende, soprattutto, di capire quanto il governo tedesco è disposto a cedere dei suoi principi di rigore per una diversa idea di rilancio dell'economia. ©RIPRODUZIONE RISERVATA