Vegas: «No alla dittatura dello spread»

di Maria Rosa Tomasello wROMA «Lo spread è una dittatura che attribuisce ogni potere decisionale a chi detiene il potere economico, vanificando il principio del suffragio universale». Nell'«annus horribilis» partorito dalla crisi, è un discorso contro «il continuo assalto della speculazione», contro «un numero che sintetizza le nostre paure» quello che presidente della Consob Giuseppe Vegas fa a Milano nell'ex Sala delle grida della Borsa davanti al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al numero uno di Bankitalia Vincenzo Visco e al gotha dell'economia e della finanza. «Affidare il nostro futuro a un numero costituisce anche un modo per abdicare ai nostri doveri» che discendono dal diritto di partecipare «democraticamente alle decisioni che ci riguardano» sostiene Vegas. Per l'economista chiamato a vigilare su Piazza Affari nel 2011 dal governo Berlusconi, sottosegretario e vice ministro all'Economia, per 14 anni parlamentare, prima con Forza Italia poi con il Pdl, il diritto dei cittadini a partecipare è messo in pericolo da un nemico, lo spread, «che dipende in sostanza dalle scelte di un soggetto invisibile, il mercato». Nel tempio del mercato, il mercato viene messo sotto accusa. Dunque, avverte Vegas, attenzione anche all'innovazione finanziaria, come i derivati, che «può essere positiva, ma legislatori e autorità hanno il dovere di evitare che si trasformi in un meccanismo che brucia i risparmi delle famiglie» e per evitarlo servono «divieti alla diffusione di prodotti e di pratiche nocive» sottolinea il presidente della Consob. Vegas chiede sanzioni verso i comportamenti «maggiormente dannosi per l'integrità dei mercati» e una revisione del Testo unico della finanza e del codice civile per «semplificare e razionalizzare» il diritto delle società quotate, sottolineando la necessità di «regole semplici e stabili» anche per avvicinare le medie imprese alla Borsa e rafforzare un mercato debole, in un Paese in cui il numero di società quotate nel 2011 è sceso da 272 a 263 e le società con capitalizzazione inferiore a 50 milioni di euro rappresentano solo il 29% delle quotate, rispetto al 68% della Germania e al 53% di Francia e Gran Bretagna. Accanto a questo, afferma, occorre spingere verso il mercato le aziende pubbliche «che seguono logiche di profitto» come Poste italiane e Ferrovie dello Stato, così come «è arrivato il momento di affiancare alle manovre di risanamento scelte che possano garantire una crescita stabile». La Consob, spiegato inoltre Vegas, ha rilevato «carenze organizzative» nelle agenzie di rating: dunque «limiti rigorosi alle commistioni tra agenzie e soggetti che operano sul mercato», mentre nelle otto principali banche i controlli hanno evidenziato «la necessità di rivedere le strategie commerciali» per tutelare i risparmiatori. Vegas catastrofista? «Non mi è parso» commenta Napolitano al termine del discorso, definendo l'espressione «dittatura dello spread» solo «un modo di dire». La relazione non piaci invece alla Fisac, il sindacato bancari della Cgil: «Non serve la deregolamentazione, ma una Consob che assicuri la trasparenza dai rischi finanziari» attacca il segretario Agostino Megale, sottolineando «l'incapacità di riconoscere il ruolo primario che la Consob dovrebbe svolgere in questa fase». Di relazione «deludente e reticente» parla l'IdV con Elio Lannutti che accusa Vegas di «assecondare la grande finanza speculativa»: «Non ha mosso un dito, anzi ha contrastato la trasparenza dei rischi e gli scenari probabilisti, antidoto agli speculatori che si arricchiscono con la finanza tossica». ©RIPRODUZIONE RISERVATA