Anziani con l'ansia affitto mai tanti casi a Vigevano

L'uomo che ha protestato venerdì ai Servizi sociali, chiedendo una casa popolare, era in ventunesima posizione nell'ultima graduatoria per l'assegnazione dell'alloggio ed è slittato alla quarantesima. «Forse per questo diceva che gli è stata promessa una casa – spiega l'assessore Andrea Ceffa – ma non è così». Ma perché la posizione in graduatoria è mutata? «Dai controlli – dice Ceffa – è emersa una parte di reddito che non risultava all'amministrazione comunale. Lui sostiene che sia stato un errore del Centro di assistenza fiscale, però la sua situazione reddituale oggettiva lo ha fatto slittare in graduatoria. Non è comunque in mezzo a una strada, non ha uno sfratto esecutivo e il Comune gli ha proposto soluzioni alternative. Però lui non può pretendere la casa con la prepotenza e la forza». di Denis Artioli wVIGEVANO Un esercito di famiglie, 570, in lista d'attesa per una casa popolare e tra pochi giorni si riaprirà il bando. La crisi, l'aumento della cassa integrazione e della disoccupazione fanno impennare anche le domande di abitazioni a canone ridotto. «Non siamo in una situazione di tensione abitativa – sostiene l'assessore ai servizi sociali, Andrea Ceffa – ma, sicuramente, a causa della situazione economica, cresce la richiesta alloggi popolari». Ma qual è il quadro a Vigevano? «C'è tanta gente che presenta la domanda per le case popolari per avere meno spese e un affitto più basso – dice Ceffa –. Non solo chi è in difficoltà con il lavoro, ma sono aumentati anche gli anziani che finora sono riusciti a tirare avanti con la pensione e non ce la fanno più». In città sono circa mille gli alloggi di edilizia residenziale pubblica, una cinquantina costruiti di recente e già assegnati. «Si liberano poche case rispetto alle richieste – spiega Ceffa – e l'Aler ha un certo numero di alloggi da ristrutturare. Purtroppo Vigevano è anche una delle città che, storicamente, mostra l'insoluto più alto: nel quartiere Pietrasana, ad esempio, da anni si trascina un passivo di circa 100mila euro, perché ci sono inquilini che abitualmente non pagano affitti o spese condominiali». Comune e Aler stanno intensificando i controlli sui redditi di chi vive negli alloggi popolari. «Stiamo cercano di incrociare i dati – sottolinea l'assessore – per vedere se ci sono situazioni che hanno effettiva esigenza di una soluzione abitativa di questo tipo o altri casi di chi, pur potendo farlo, non paga solo perché abituato a non pagare. E' stata istituita una commissione congiunta con l'Aler e si stanno vagliando gli insoluti. Oggi le risorse pubbliche sono scarse e ci si muove con più attenzione, anche se si doveva farlo già da prima». A Vigevano, dice Ceffa, «fino a prova contraria, non mi risulta che ci siano residenti che non hanno un tetto sotto cui ripararsi. Esistono anche soluzioni abitative per le emergenze, anche se poi succede, come per le case di via Cusago destinate a questo scopo, che l'emergenza diventi permanente». Comune e Regione intervengono anche con i contributi per l'affitto, sul libero mercato, per i redditi più bassi. Il Comune ha anche stipulato una convenzione con la Caritas per l'accoglienza mamma-bambino, in condizioni di emergenza o su indicazione del Tribunale. Alla frazione Morsella, invece, è stata creata una struttura di prima accoglienza per chi ha perso il lavoro e dev'essere reinserito. Altre situazioni di emergenza abitativa vengono gestite al dormitorio di viale Industria e altre ancora in comunità esistenti in città. Le nuove povertà vigevanesi si inseriscono in un quadro sociale di difficoltà che riguarda l'intera provincia di Pavia, spiega Moreno Baggini, vicedirettore della Caritas di Voghera: «Il disagio occupazionale e abitativo negli ultimi due anni è uno dei bisogni che abbiamo riscontrato maggiormente come Caritas provinciale. Con la crisi e la perdita del lavoro, abbiamo persone che non riescono ad affrontare il problema della casa. Le abitazioni che servono a tamponare le situazioni di emergenza sono sempre piene, perché l'emergenza è costante». Dramma degli ultimi tempi, spiega Baggini, è quello dei padri separati: «Soffrono di un duplice disagio, psicologico ed economico: la separazione e il mantenimento di moglie e figli, oltre alla necessità di pagarsi una casa». In provincia di Pavia, spiega Baggini, anche molti giovani si rivolgono alla Caritas per cercare lavoro. «La crisi – sottolinea – ha accentuato tutti i problemi, non solo quello abitativo. Abbiamo famiglie con lo sfratto esecutivo, ma chi dà loro una casa sapendo che non possono pagare?». E Baggini conferma anche le difficoltà crescenti dei pensionati. «Non ce la fanno più a pagare gli affitti sul libero mercato – segnala l'esponente Caritas – e, soprattutto per chi vive solo, far fronte alle spese è difficile. Ma c'è anche chi aveva a un regime di vita normale e all'improvviso l'ha perso. Tante famiglie hanno acceso mutui consistenti per comprare la casa e basta che uno dei coniugi perda il lavoro perchè nascano difficoltà economiche enormi». ©RIPRODUZIONE RISERVATA