ATTENTI A SBAGLIARE BERSAGLIO
di VITTORIO EMILIANI Nelle crisi più disperate si sommano tensioni di ogni genere, reazioni emotive, paure personali e collettive, alle quali rischiano di intrecciarsi anche demonizzazioni, l'ansia di trovare "colpevoli" da punire. Tanto più quando nel Paese non c'è un grado elevato di consapevolezza politica, come attesta il successo elettorale di Grillo che sbandiera come una ricetta praticabile l'uscita dall'euro e la svalutazione "di un 40-50 per cento della lira per rilanciare le esportazioni". Non sapendo nemmeno che le esportazioni sono una delle poche cose italiane che marciano. Finché nel mirino c'erano le banche, le pulsioni a farne il "colpevole" anche dei drammi personali e aziendali potevano essere comprensibili. Il sistema bancario italiano ha continuato a fornire "l'ombrello a chi già ce l'aveva", non si è attrezzato granché per monitorare un sistema di micro-imprese molto vitali ma anche molto diverse fra loro, per finanziarle in modo mirato e quindi efficace. Mettere però nel mirino Equitalia con assalti, aggressioni personali, pacchi esplosivi, molotov come quella di ieri a Livorno, può risultare molto pericoloso, proprio quando riemergono, sinistramente, terroristi armati. Ho sentito manifestanti napoletani contro Equitalia parlare di "pensionati perseguitati". Ora, non c'è dubbio che sia una delle più grandi ingiustizie che a pagare la massima parte delle imposte sul reddito siano impiegati, operai, pensionati, il reddito fisso. Ma Equitalia si sta occupando, finalmente, di individuare gli evasori, a cominciare da quelli totali, operazione meritoria rispetto alla fumosità dei governi Berlusconi e del PdL che ancor oggi non intende votare norme anti-corruzione veramente incisive. In un Paese dove sono tanti coloro che non vogliono pagare le tasse o non vogliono pagarle in proporzione ai loro livelli di vita si rischia di fabbricare una miscela demagogica ad alto rischio esplosivo. A tutto vantaggio degli evasori, beninteso. Certo, i criteri di intervento di Equitalia - che applica le norme esistenti per l'esazione dei tributi e respinge la facile equazione fra la propria severità e i suicidi o i tentativi di suicidio - possono, devono essere riveduti nel senso di un approccio meno automatico, meno impersonale. Soprattutto nei confronti di imprenditori e di artigiani "che non ce la fanno più". Il vertice convocato dal presidente Monti può ben servire a questo. Ma i 270 atti di intimidazione denunciati dal direttore generale di Equitalia hanno un suono sinistro. Comuni e Regioni vogliono assumersi il ruolo oggi svolto da Equitalia? Può essere una soluzione. Purché non calino i livelli di efficienza e non si producano le "indulgenze" clientelari dei tempi passati. Infine, so che è un discorso difficile, però starei attento nei tg a frasi del tipo: "di fronte all'ennesimo suicidio". Quando ci fu, nel 1929, il "grande crollo" a Wall Street, si parlò di un numero altissimo di suicidi. Smentito da un economista democratico come John Kenneth Galbraith, nel suo libro intitolato, appunto, "Il grande crollo" (Comunità). In tutto il Paese non ci furono variazioni di rilievo. Nell'area di New York i suicidi, nel 1929, furono 17,0 ogni centomila abitanti, aumentando non di molto nel biennio successivo per poi calare nuovamente. In Italia il tasso di suicidi è da sempre molto più basso rispetto all'Occidente più sviluppato: 4.119 il numero massimo, nel 1993 (cioè 6,8 suicidi ogni centomila italiani), scesi a 3.101 nel 2010, cioè 5,1 ogni centomila, con un forte divario fra il 5,7 del Centro-Nord e il 3,8 del Mezzogiorno, fra l'11,7 di Belluno e l'1,5 di Napoli. Non so quali siano i dati del 2011 e del primo trimestre 2012. Approfondiamoli e stiamo ai dati reali senza caricare di ulteriori emozioni una situazione già molto tesa e complessa. ©RIPRODUZIONE RISERVATA