Iscrizioni rifiutate, le mamme al Tar
di Denis Artioli wVIGEVANO «E' metà maggio, e mio figlio, come altri bambini, non è ancora iscritto alla prima elementare. Con altri genitori stiamo valutando un ricorso al Tar». A parlare è una mamma che spiega la situazione in cui si trovano cinque famiglie. Il caso scoppia alla scuola elementare Vidari, dove già l'anno scorso era saltata una classe perché alcuni genitori avevano ritirato l'iscrizione dei figli da una sezione con prevalenza di alunni stranieri. «Per stradario – dice la mamma vigevanese – mio figlio dovrebbe essere iscritto alla Vidari, ma io, per ragioni personali, che non c'entrano con la presenza di alunni stranieri, l'ho iscritto in un'altra scuola, perchè lo stradario non è vincolante». Ma nella scuola scelta il bambino non è stato accolto: «Mi hanno detto che non c'era più posto – spiega la mamma – e la soluzione prospettata, a me come agli altri genitori, è stata quella di tornare alla Vidari. Ci sono posti in altre scuole, ma a un incontro con i dirigenti dei tre circoli didattici, ci è stato riferito che, per un accordo, non vengono accettati in altre scuole i bambini che per stradario dovrebbero iscriversi alla Vidari». Lo scopo? Non trasformare in un "ghetto" la scuola di via Diaz, da cui molti genitori italiani fuggono per la prevalenza di iscrizioni di bambini stranieri. Le famiglie che hanno deciso di iscrivere i figli in altre scuole fuori stradario e si sono viste respingere le domande, ora stanno valutando un ricorso al Tar, con l'assistenza del sindacato. «Ci siamo rivolti alla Cisl di Pavia – sottolinea la mamma vigevanese – . Vogliamo sapere se è legittimo essere esclusi da una scuola per ragioni di stradario e perché questa esclusione viene adottata solo nei confronti dei bambini che dovrebbero iscriversi alla Vidari. Io sto anche valutando l'iscrizione di mio figlio fuori Vigevano oppure opterò per l'home schooling, l'insegnamento a casa». La questione è nota a Elena Maga, segretario confederale della Cisl Pavia con delega alla scuola. «Il problema della scuola Vidari – spiega Maga – è scoppiato a inizio anno scolastico, per una prima classe composta da 14 bambini stranieri e 4 italiani. Era saltata una classe e abbiamo dovuto lavorare parecchio per sistemare gli organici e non far perdere il lavoro a nessuno. Quest'anno, in parte, si pone lo stesso problema, ma non si tratta di genitori razzisti». Maga fa notare che, spesso, la scelta della scuola viene effettuata per comodità, perché i nonni o altri parenti abitano vicino all'istituto e i genitori lavorano, o perché si conosce una maestra, la si apprezza e si desidera che il figlio sia formato da lei. «Segnalo – dice Maga – che il concetto di stradario non esiste più dall'epoca del ministro Falcucci e la famiglia può scegliere la scuola che vuole, nel rispetto delle capienze». Maga conferma quel che dice la mamma vigevanese: «I dirigenti delle scuole elementari della città si sono accordati per non accettare in altri plessi gli alunni fuori stradario in arrivo dalla Vidari. E' chiaro il timore che si svuoti la Vidari, per la presenza di molti stranieri. Ma è un discorso che va affrontato con il Comune. Però, o il criterio dello stradario vale per tutti o non vale per nessuno». «Una famiglia di Vigevano ha già presentato un esposto e chiesto l'accesso agli atti e alla graduatoria di una scuola in cui aveva presentato l'iscrizione, per sapere se erano iscritti alunni di altre città – spiega il dirigente scolastico provinciale, Giuseppe Bonelli –. Comunque, fino a prova contraria, quello che hanno fatto i dirigenti vigevanesi è legittimo, perché per circolare ministeriale è previsto l'accordo per favorire l'apprendimento sul territorio e l'equilibrio tra presenze italiane e straniere». ©RIPRODUZIONE RISERVATA