Officina ferroviaria, aria di crisi
di Roberto Lodigiani wVOGHERA Nubi minacciose sul futuro dell'Officina ferroviaria di Voghera. A quasi un anno dalla firma dell'accordo fra Trenitalia e sindacati- ratificato con il 70% di sì nel referendum interno - che prevedeva investimenti per due milioni e trecentomila euro nel biennio 2011-2012, per la manutenzione e l'ammodernamento degli impianti di via Lomellina, e un pacchetto complessivo di 25 assunzioni, diluite nello stesso periodo (quindici lo scorso anno, dieci in questo), gran parte degli impegni presi sono rimasti lettera morta, almeno per quanto riguarda il versante dell'azienda. La denuncia arriva dalle categorie trasporti di Cgil, Cisl e Uil che hanno chiesto un incontro urgente con le risorse umane di Trenitalia, valutano iniziative di lotta, non escluso lo sciopero e si rivolgono alla politica e alle istituzioni. Nel frattempo, i segnali appaiono sempre più preoccupanti. Nessuna assunzione, ritardi notevoli nell'attuazione del piano di investimenti, riduzione delle commesse, prospettive incerte. «Nel giugno 2011 abbiamo accolto con soddisfazione un'intesa che ci sembrava importante per un territorio come quello vogherese – sottolinea Massimo Colognese, della segreteria provinciale Cgil – e ci siamo spesi anche in un'opera di sensibilizzazione dei lavoratori, che non si sono tirati indietro di fronte ai maggiori sforzi richiesti dall'azienda, compresi i sabati lavorativi. Ma oggi dobbiamo registrare con rammarico la scarsa attenzione mostrata da Trenitalia nei confronti di una realtà dalle grandi potenzialità come l'ex Ogr». Il rischio, avvertono i sindacati, è che il mancato potenziamento degli organici e il freno a mano nel piano di investimenti finiscano con il tradursi in una perdita di competitività dell'Officina, che attualmente ha nella stessa Trenitalia e in Trenord i due principali committenti (manutenzione e riparazione carrozze pendolari). «I ferrovieri la loro parte l'hanno svolta fino in fondo – aggiunge Mario Perrotta, Uil trasporti – Basti pensare che rispetto a un obiettivo aziendale di 1447 ore lavorate pro capite, ne sono state fatte realmente 1443, quasi il 100 per cento. Non altrettanto si può dire dell'azienda, per quanto concerne investimenti e assunzioni. Ma ci sono disinteresse e disfunzioni anche se aspetti chiave come il sistema di approvvigionamento dei materiali, ormai vetusto, e la tutela del parco mezzi rotabile, che una volta uscito dalle linee di manutenzione viene avviato a depositi, dove spesso e volentieri è oggetto di atti di vandalismo. Lo stesso sistema degli appalti esterni mostra la corda, poichè le commesse vengono sempre più sovente affidate a ditte che non hanno la stessa competenza e affidabilità del personale interno». La trattativa, per il sindacato, è seguita anche da Ruggiero Guglielmo (Filt Cgil), Pierangelo Daniele (Uil trasporti) e Mario Rizzo (Fit Cisl). ©RIPRODUZIONE RISERVATA