Andrà peggio ma non servono manovre
di Lorenzo Robustelli wBRUXELLES Le cose, per l'economia italiana, andranno quest'anno un po' peggio del previsto, ma nel 2013 una pur modestissima ripresa ci sarà. Soprattutto, una volta tanto, secondo la Commissione europea dovremmo raggiungere gli obiettivi di risanamento concordati senza dover fare una manovra aggiuntiva. Nel resto d'Europa, in media, esclusi i casi della Grecia e probabilmente della Spagna da un lato e della Germania e i paesi baltici dall'altro, le cose vanno un pochino meglio, e "una graduale ripresa è previsto che cominci nella seconda metà di quest'anno e prenderà velocità nel 2013", ha spiegato ieri a Bruxelles il responsabile per gli Affari economici della Commisione Ue Olli Rehn, illustrando le Previsioni di primavera. Il grosso dramma per l'Italia è la disoccupazione, che secondo l'Ue continua inarrestabile a salire: 8,4% nel 2011, 9,5% nel 2012 e 9,7% nel 2013. I conti migliorano un po', ma i consumi crollano (-2,3% nel 2012) e soprattutto il lavoro non si trova. «L'austerità non può essere la risposta alla crisi, dice Gianni Pittella, Pd, primo vicepresidente del Parlamento europeo. «Le istituzioni – ammonisce – come chiedono gli eurodeputati, devono puntare su un programma di crescita fondato sui project bonds, il rafforzamento del capitale della Banca Europea degli Investimenti, un migliore utilizzo dei fondi strutturali e sull'introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie, che ci permetterebbe di recuperare risorse aggiuntive». E' più o meno il programma che vuole realizzare François Hollande, il prossimo presidente francese, ma che ancora non fa breccia nei tedeschi, che difendono la rigidità e son pronti a lasciare per strada la Grecia, «l'Europa non affonda così facilmente», ha detto il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble a chi gli chiedeva dei rischi di un eventuale uscita di Atene dall'euro. Torniamo alle cifre. Secondo le Previsioni il rapporto tra debito e Pil per l'Italia sarà al 123,5% a fine 2012 e di quasi due punti in meno, al 121,8% nel 2013. Il rapporto tra deficit e Pil sarà -2% nel 2012 e -1,1% nel 2013, e "in termini strutturali", quelli che contano per il Fiscal compact, sarà del -0,7% quest'anno e dello -0,1% il prossimo. Tutto bene dunque sul fronte delle cifre di bilancio, lo conferma anche Rehn che afferma: «L'Italia è sulla strada giusta». Ma quando ci si sposta sulle cifre della ricchezza ecco i guai: l'inflazione avrà un'impennata al 3,2% nel 2012 ma l'anno prossimo scenderà al 2,3% . La crescita è negativa quest'anno, con un Pil che diminuirà dell'1,4%, un po' di più dell'1,3% stimato a febbraio. Una timida ripresa ci sarà il prossimo anno: 0,4%, meno dello 0,5% previsto dal governo. Negli altri paesi dell'euro le cose non andranno benissimo, ma la media è molto migliore della nostra: nel 2012 il Pil perderà lo 0,3% e nel 2013 crescerà dell'1%, più del doppio di noi. Non siamo proprio gli ultimi, quest'anno il Pil andrà male in particolare anche in Grecia (-4,7%), in Portogallo (-3,3%) e in Spagna (-1,8%). Per Madrid, il principale cruccio per l'Europa le cose andranno male anche nel 2013, con un -0,3%. «La Spagna è un caso serio, loro assicurano che rispetteranno gli obiettivi di bilancio – dice un diplomatico a Bruxelles – ma non tutti ci credono, è un problemone che esiste e ancora non si sa come e quando affrontarlo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA