Camion bomba, strage a Damasco

di Bijan Zarmandili wROMA Un'ennesima strage di civili, tra cui 11 bambini, ha di nuovo sconvolto ieri Damasco. L'esplosione simultanea di due camion caricati con una tonnellata di tritolo ha causato la morte di 55 persone, impiegati e giovani che alle prime ore del mattino si recavano negli uffici e in un vicino istituto scolastico. Ci sono anche numerosi feriti, 372 il bilancio ufficiale. Il regime ha accusato l'opposizione di «atti terroristici». A respingere l'accusa sono stati sia l'Esercito libero siriano, formato dai disertori dell'esercito, che i principali gruppi di opposizione. A loro giudizio «dietro gli attentati a Damasco c'è il regime di Bashar el-Assad». L'Esercito libero ha inoltre ribadito la propria volontà di rispettare l'accordo per il cessate-il-fuoco raggiunto lo scorso 12 aprile con l'inviato delle Nazioni Uniti Kofi Annan. Ma l'altro giorno a Derra, uno degli epicentri della rivolta che da 14 mesi è in corso contro il regime di Assad, è stato bersaglio di un attentato dinamitardo lo stesso capo degli osservatori dell'Onu, il generale norvegese Roger Mood, in testa ad un convoglio a cui facevano parte anche giornalisti stranieri. Una tregua quindi assai precaria che non sembra in grado di bloccare la violenza, in particolare nei luoghi considerati strategici per il regime, le sedi della sicurezza nella capitale in primo luogo. Il duplice attentato di ieri è stato nei pressi di un centro dell'Intelligence militare nella periferia meridionale di Damasco a pochi passi della tangenziale che porta all'incrocio Qazaz. I testimoni hanno raccontato di un enorme cratere in mezzo alla strada, di numerose carcasse di macchine e di resti umani sparsi sull'asfalto, mentre due colonne di fumo si alzavano dai luoghi degli attentati. Sono state chiuse le scuole e l'intera zona è stata sottoposta al presidio delle forze armate, mentre gli ospedali chiedevano alla popolazione di donare il sangue. Il regime parla dell'attentato «più forte» mai avvenuto dal dicembre dello scorso anno, ma Samir Nachar, membro del Consiglio nazionale siriano, è convito che «il regime guidi gli attacchi per inviare due messaggi: il primo è che gli osservatori internazionali sono in pericolo, il secondo che le sue affermazioni su gruppi armati e Al Qaida che operano in Siria sono fondate». La Siria sull'orlo di una guerra civile strisciante preoccupa gli Stati Uniti, la vicina Turchia, dove sono rifugiati migliaia e migliaia di profughi, e l'Onu, che con l'inviato Kofi Annan sta cercando una soluzione politica del conflitto. Annan ha detto: «Ogni azione che aumenta il livello della violenza è controproducente per gli interessi delle parti in causa». Si prospetta per oggi, venerdì di preghiera, delle manifestazioni di protesta all'uscita delle moschee. ©RIPRODUZIONE RISERVATA