Truffa Asl, ai tre impiegati concessi gli arresti a casa

L'indagine è tutt'altro che conclusa. Potrebbe rivelare nuovi sviluppi all'interno della stessa Asl ma sembra che gli inquirenti stiano seguendo una pista che potrebbe portare all'Inps (nella foto). All'epoca l'istituto pensionistico aveva solo un ruolo erogatore, mentre il controllo e la gestione delle pratiche era affidata interamente all'Asl. La regola oggi è cambiata. Ma negli anni in cui si sono svolti i fatti gli indagati si sono inseriti in una falla del sistema, approfittando della mancanza di documentazione cartacea. Accreditando all'Inps pratiche fasulle, mai esistite, a nome di persone decedute e di altre che non avevano alcun legame di parentela con loro e alcun diritto di riscossione degli arretrati. Il dubbio, che non ha però ancora trovato conferma, è che all'Inps qualcuno sapesse. di Maria Grazia Piccaluga wPAVIA La prima notte a casa, dopo sette giorni in cella. Ieri ai tre dipendenti dell'Asl, arrestati il 3 maggio con l'accusa di truffa ai danni dell'Inps, sono stati concessi gli arresti domiciliari: Raffaella Barbieri ha lasciato l'infermeria del carcere Piccolini di Vigevano per tornare dalla sua famiglia a San Genesio, Mauro Moroni nella sua abitazione a cascina Moriano di Bereguardo e Maria Grazia Cotroneo è stata riaccompagnata a Milano, dove vive, dalla sorella. Il gip, nonostante il parere contrario del pubblico ministero che conduce le indagini, ha ritenuto che non sussistessero più le condizioni per la detenzione. E che la reclusione tra le pareti domestiche fosse sufficiente a scongiurare il pericolo di inquinamento delle prove. Prove peraltro evidenti e documentarie, avrebbero ormai dimostrato Procura e carabinieri, avallate dalle ammissioni degli stessi indagati. E proprio sulla loro confessione e sulla disponibilità a collaborare con le indagini avevano fatto leva i difensori (gli avvocati Pietro Trivi per Barbieri, Bernardo Marino e Serena Chiusolo per Cotroneo e Luciano Giulidori per Moroni) che nei giorni scorsi avevano presentato le istanze di scarcerazione. Ieri l'ordinanza del gip, Erminio Rizzi. «Abbiamo chiarito la posizione ricostruendo i fatti che comunque si sono interrotti al 2009» conferma l'avvocato Trivi. A Raffaella Barbieri che prima di diventare la segretaria del direttore sociale (nel breve interregno coperto da Giorgio Scivoletto) sono stati contestati diversi episodi di truffa: pratiche fittizie di rimborso per indennità di accompagnamento approfittando della sua posizione all'interno dell'ufficio di invalidità civile. Anche Maria Grazia Cotroneo avrebbe chiarito la sua posizione «assumendosi la responsabilità degli episodi che le sono stati contestati ma ridimensionando il suo ruolo rispetto a come era stasto descritto da altri indagati» spiega il suo difensore, l'avvocato Bernardo Marino. A lei Guiduccia Massolini, la prima dipendente finita in manette il 13 gennaio nel corso dell'inchiesta ella magistratura pavese, aveva affibbiato un ruolo di ideatrice del sistema truffaldino. Massolini e Cotroneo, che prima di approdare in Asl hanno lavorato in Prefettura, sembra si rimpallino vicendevolmente le accuse. «Noi siamo disponibili a un nuovo interrogatorio – dice Marino –. La verità emergerà anche durante il processo e dalle verifiche incrociate sulle testimonianze rese dalle persone che hanno beneficiato dei rimborsi». Ha fatto rientro nella sua abitazione di Bereguardo anche Mauro Moroni, 52 anni. «Ma il quadro indiziario per lui è diverso – spiega l'avvocato Luciano Giulidori di Voghera –. Lui non è mai stato in servizio presso l'ufficio invalidità civile dell'Asl, ma era applicato in un altro settore (quello veterinario, ndr). Non ha potuto alterare, costruire o manomettere pratiche. Ci auguriamo che la sua posizione possa presto essere ridimensionata e faremo al più presto richiesta per la revoca anche degli arresti domiciliari». Moroni, dice il legale, non è mai stato nella "stanza dei bottoni", quella dell'ufficio invalidità dal quale partivano le richieste di rimborsoi a più zeri all'Inps.