«Garlasco, faticosa e bellissima»

VIGEVANO «Chiudere il tribunale di Vigevano? Scelta amara ma giusta. Non basta l'organico. Un esempio: sul mio tavolo arrivavano ultimamente sia cause penale che civili. Così si rischia di lavorare male, e sbagliare». Il giudice Stefano Vitelli, noto all'Italia per il processo di primo grado sul delitto di Garlasco, lascia Vigevano. Da una settimana è assegnato al tribunale di Torino, dove entrerà effettivamente in servizio il 9 giugno, dopo un periodo di ferie. Ieri era ancora nel suo ufficio al secondo piano del tribunale ducale, fra le ultime carte da impacchettare. Facendo un bilancio dei quattro anni trascorsi in Lomellina. «Il processo per il delitto di Garlasco: un'esperienza emotivamente forte. Faticosa e bellissima. Mi ha fatto crescere professionalmente e umanamente. Una lezione di vita, sul valore dell'autonomia di giudizio personale e professionale». Il rimando è anche a quando il 30 aprile 2009, con una pressione mediatica enorme, invece di andare a sentenza ha ordinato quattro nuove perizie, riaprendo di fatto le indagini. Il 17 dicembre 2009 ha assolto Alberto Stasi, verdetto confermato dai giudici di secondo grado. Vitelli ha spiegato poi che «non dimenticherà mai la grande dignità dei genitori e del fratello di Chiara Poggi, la vittima: un modello di civiltà e rispetto per gli altri. Hanno perso una figlia, morta assassinata, ma non sono mai stati forcaioli: non cercavano un colpevole a tutti i costi». Quando ha letto la sentenza, ricorda chi era presente, il giudice era emozionato. Per i Poggi il colpevole resta Alberto, ma non hanno mai detto una parola contro Vitelli. Adesso, il 38enne giudice per l'indagine e l'udienza preliminare (manterrà lo stesso ruolo a Torino) se ne va da Vigevano. «Ma resterà un bel ricordo: è una piccola città a misura d'uomo. Anzi di bambino: qui ha passato i suo primi anni mio figlio Biagio», nato nell'ottobre 2008. «Anche solo per questo, Vigevano mi resterà nel cuore». Ma ammette: «è sonnolenta e anche un po' soporifera, si sta spegnendo lentamente. Piazza Ducale è il suo orgoglio e il suo limite: c'è ben poco altro». Occhi azzurri, parecchi tatuaggi, jeans e maglietta sotto la toga, il bel giudice ha molte fan ma dice di non curarsene. Pensa solo "alla Giulia", la moglie avvocato. «Volevo cambiare sede, mi ha convinto a scegliere Torino invece di Milano. Una grande città, ma meno caotica».Nato a Viareggio, in Versilia, racconta aver scelto all'università senza avere le idee chiare. «Mi aveva impressionato la strage di Capaci dov'è morto Falcone». La voglia di fare il magistrato è nata forse allora. Laurea a 23 anni, 110 e tesi in diritto penale. Passato al primo colpo nel 2001 il concorso per entrare in magistratura, ha fatto l'uditore a Firenze e il giudice a Vercelli e Perugia. Poi ha chiesto il trasferimento a Vigevano, dove è arrivato a giugno 2008: una sede scelta perché vicina a Milano: «Allora ero single e facevo più vita mondana», ammette. A Torino «vorrei occuparmi di reato economici e criminalità organizzata«. A proposito: a Vigevano ci sono infiltrazioni di mafia e 'ndrangheta? «Su questo non mi pronuncio, Certo la droga circola a fiumi e c'è moltissima prostituzione sulle strade». E aggiunge: «Vigevano e Lomellina stanno diventando hinterland Sud di Milano, almeno per un certo tipi di criminalità. Gli sta a cuore il discorso sul futuro di tribunale e procura a rischio soppressione: «Dispiace molto, ma ci sono davvero esigenze di razionalizzazione e risparmio del pubblico denaro». Esempio: «La procura di Vigevano è "sede disagiata", non perché qui si vive male o si rischia di più, ma perché a norma di legge si crea una sede disagiata quando vanno deserti più concorsi per posti da magistrato. E chi poi lavora in sede disagiata prende stipendi più alti». Ma il giudice Vitelli non vuole fare polemiche: pensa già alla sua nuova avventura professionale. «Senza dimenticare quel che ho vissuto qui». (a.m.)