La Grecia fa paura, spread a 428

di Andrea Di Stefano wMILANO Nuovo terremoto sui mercati finanziari per le crescenti preoccupazioni legate alla crisi politica greca (ieri sera anche Alexis Tsipras, leader della coalizione di sinistra Syriza, ha rinunciato all'incarico). A risentirne sono stati soprattutto Italia e Spagna, sia nelle Borse che sui mercati dei titoli di stato: lo spread tra il BTp decennale e il Bund tedesco è tornato sopra la soglia dei 400 punti, attestandosi a 428, rispetto ai 391 della chiusura di martedì ma peggio è andata per il differenziale della Spagna rispetto al Bund tedesco che si è allargato a oltre 456 punti, oltre 20 punti in più rispetto alla precedente chiusura. Oltre alla difficile situazione ad Atene ieri ha pesato la drammatica situazione delle banche iberiche. Il governo di Madrid è pronto a chiedere al sistema bancario circa 35 miliardi di euro di riserve in più per far fronte alle perdite nel settore immobiliare che andranno ad aggiungersi ai 54 miliardi di euro di riserve già previste in precedenza. Non a caso la maglia nera nelle piazze finanziarie ieri è stata Madrid che ha perso il 2,77% seguita da Milano (-1,18%) spinta in rosso in particolare da Mediaset e Mps che dopo le perquisizioni è stata sospesa per ribasso ed ha poi chiuso in flessione del 6,94%. A conferma ulteriore del doppio binario sempre più dominante in Europa ieri Londra ha ceduto lo 0,44%, Parigi lo 0,20%, mentre Francoforte ha chiuso in rialzo dello 0,47%. La pressione su Atene è molto forte come dimostra il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble: «Se la Grecia decide di uscire dall'euro, non possiamo costringerla. Saranno loro - ha detto Schaeuble - a decidere se restare o no». Secondo il ministro tedesco, del resto, l'ipotesi che Atene possa, come paventato dal leader della sinistra radicale Tsipras, rinegoziare i termini del pacchetto di aiuti ricevuto dall'Europa rischia di causare una «incertezza catastrofica». Non si può escludere, inoltre, sempre secondo Schaeuble, che la Grecia possa avere bisogno di nuovi aiuti prima del 2020. Il secondo programma di aiuti, infatti, ha una durata di tre anni proprio «perché non si può escludere con certezza che dopo tale periodo e prima del 2020 non ci possa essere una nuova domanda» per aiuti. Ieri sera Bruxelles è intervenuta smentendo le voci diffuse dal Wall Street Journal secondo cui alcuni governi dell'Eurozona avrebbero sollevato preoccupazioni sull'opportunità di sborsare la prossima tranche del salvataggio alla Grecia, pari a 5,2 miliardi, fissata per oggi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA