I "tessitori" di Gandhi nel ricordo di Borsa

PAVIA L'Università rende omaggio a Giorgio Borsa, uno tra i più autorevoli studiosi di Gandhi e del mondo asiatico: ha aperto i battenti ieri sera (nell'aula Disegno dell'Ateneo), alla presenza dell'ambasciatore dell'India Debabrata Saha e del direttore generale degli Archivi dell'India Mushirul Hasan, la mostra documentaria "Gandhi e i tessitori della pace", che introduce la filosofia morale del Mahatma, mettendo in luce l'attenzione che Gandhi ha sempre dedicato alla filatura e alla tessitura a mano del cotone khadi, trasformandolo in un simbolo del nazionalismo indiano e dello sviluppo dei villaggi. La mostra – curata da Simonetta Casci (Università di Pavia), Uzra Bilgrami (Malkha Marketing Trust, Hyderabad), Purnima Rai (Delhi Crafts Council, New Delhi) e Rossana Vittani (IED Milano) – è divisa in due sezioni: la prima ha carattere storico e si concentra sulla figura di Gandhi, proponendo una serie di fotografie d'epoca, mentre la seconda guarda alla odierna produzione di khadi, con l'esposizione di manufatti di alcune cooperative, «nella speranza – spiega Simonetta Casci – di stabilire un contatto diretto fra gli artigiani selezionati e gli imprenditori italiani del settore». Si comincia ripercorrendo la vita e l'azione del Mahatma, sottolineando il significato simbolico che Gandhi attribuì al vestiario: viene spiegata, attraverso documenti e immagini, la decisione di adottare il dhoti, l'abbigliamento dei più poveri, che gli permise di creare una cultura patriottica dai forti contenuti morali, comprensibili sia per l'élite borghese che per le masse analfabetizzate. «Si racconta, inoltre – continua la curatrice – come attraverso l'enfasi sul filatoio e sulla filatura a mano Gandhi espresse una più ampia concezione politica, che comprendeva nella lotta per l'indipendenza anche il rifiuto del materialismo occidentale e la critica degli eccessi della modernità. Questo rientra in una visione ideale di Gandhi, che mira all'impegno quotidiano e disinteressato volto al benessere degli altri». Predicata all'inizio del Novecento, la filosofia gandhiana è certamente molto attuale. Ancora oggi la filatura e la tessitura a mano di khadi e di malkha (versione moderna e semi-meccanizzata del tessuto nazionale) esprimono gli ideali del Mahatma, e puntano a rendere partecipi dello sviluppo economico anche i più poveri. In particolare, nel procedimento del malkha l'intera catena di produzione del tessuto di cotone si basa sul villaggio, e sperimenta la possibilità per i coltivatori di cotone grezzo e per i tessitori di beneficiare gli uni degli altri. Il rigore e la dignità della povertà predicati da Gandhi non escludono però l'eleganza dei filati: la produzione contemporanea, prevalentemente bianca, è variegata e raffinata. I tessuti, che usano numerosi motivi (anche con righe e quadretti), hanno spessori diversi e in alcuni casi si presentano come veli rarefatti, testimoniando la creatività dell'alto artigianato tessile indiano. A completare il percorso espositivo, sono alcuni volumi e studi che Giorgio Borsa ha dedicato all'Asia orientale (dapprima come incaricato all'Università di Pavia di Storia dei trattati e di Storia moderna, poi come ordinario di Storia politica e diplomatica dell'Asia orientale e direttore del Centro studi popoli extraeuropei "Cesare Bonacossa"), e tra le chicche è la sua biografia di Gandhi, edita da Bompiani nel 1942 (poi ripubblicata nel 1983), in piena guerra, un volume interpretato anche come critica alla cultura fascista. La mostra è aperta fino a venerdì 11 maggio, poi si sposterà a Como, presso la ex Chiesa di San Francesco, fino al 22 maggio. Orari: 10-17. Chiara Argentieri