Botta e risposta tra Napolitano e Grillo
di Paolo Carletti wROMA La tensione covava già dalla campagna elettorale, e ieri lo scontro tra il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il comico-blogger Beppe Grillo si è materializzato in un botta e risposta al vetriolo: l'ironia del presidente sul «boom» del Movimento 5 Stelle, la risposta farcita di immancabile dileggio del leader di M5S. Napolitano al Circo Massimo per l'ultimo evento sui 150 anni dell'Unità d'Italia, interpellato dai cronisti, fa una breve analisi del voto. Invita forze politiche e cittadini a riflettere sui risultati anche se si tratta di un «test piuttosto circoscritto». Poi gli viene chiesto cosa pensa del "boom" dei consensi ottenuti dalle liste di Grillo, e la risposta è tagliente: «Di boom ricordo solo quello economico degli anni '60, altri non ne vedo». La replica di Grillo è tracimante come al solito: «L'anno prossimo si terranno le elezioni politiche e, subito dopo, sarà nominato il successore di Napolitano che potrà godersi il meritato riposo». Poi aggiunge: «Sono rimasto a bocca aperta, spalancata, come un'otaria, ho le mascelle che mi fanno ancora male. Là dove non hanno osato neppure i Gasparri e i Bersani ha volato (basso) Napolitano». Beppe Grillo ha poi citato la Costituzione, ricordando che «il Presidente della Repubblica rappresenta l'unità nazionale, quindi rappresenta anche il Movimento 5 Stelle e i suoi circa 250 consiglieri comunali e regionali scelti dai cittadini». Con finale da fuochi d'artificio, un classico: «Il boom del M5S non si vede, ma si sente. Boom boom Napolitano!». D'altronde c'era da aspettarselo. Il comico genovese ha costruito l'intera campagna elettorale del suo Movimento rispondendo alle provocazioni e alle accuse dei partiti con battute taglienti, a volte con gli insulti, senza risparmiare nessuno. Una strategia che gli ha permesso di ottenere un grande risultato elettorale. E in questo caso neanche il capo dello Stato ha evitato gli attacchi di Grillo. La polemica pare finita qui, anche se sul web, terreno amico del Movimento, i grillini si sono scatenati contro il Presidente anche con toni molto duri. Nel dibattito interviene il Pd. Il deputato Guglielmo Vaccaro parla di un «Grillo che in preda agli effetti di una sbornia elettorale non resiste a lanciare strali contro la personalità più amata dagli italiani». Ma i democratici sono gli unici a prendere le difese di Napolitano, mentre politologi e partiti cercano di analizzare il successo inaspettato di M5S. Il leader dell'Idv Antonio Di Pietro, in passato piuttosto vicino alle istanze di Grillo, commenta che se i grillini «diventassero forza di governo potremmo valutare caso per caso le loro proposte, anche se al momento lavoriamo per rafforzare l'alleanza con Pd e Sel». Bonelli (Verdi) e Vendola (Sel) invitano a smetterla di demonizzare Grillo. «Spero che gli insulti e la diffamazione siano alle spalle, ora bisogna discutere» avverte Nichi Vendola. «Al di là di cosa dice Grillo e della sua strategia di comunicazione occorre dare attenzione al Movimento 5 Stelle che sul territorio fa battaglie civiche e di diritti». Insomma, colui che era «antipolitica» fino a pochi giorni fa, ora è un possibile alleato che porta voti, ed ha pure un programma. Bonelli sostiene che il programma presentato dai Verdi a Taranto (Bonelli era candidato sindaco ed ha raccolto il 12% dei voti) «è sovrapponibile a quello di Grillo. Il problema è che l'unico tema che non si pongono è come costruire le alleanze per cambiare le società». Ma Grillo alle alleanze per ora non pensa. Intanto piazza il primo sindaco a Sarego, si prepara al ballottaggio a Parma, guarda alle elezioni politiche: «Se M5S farà boom (come quello dei favolosi anni 60) il prossimo presidente non sarà un'emanazione dei partiti, e neppure delle banche come Rigor Montis. I giochi per il Quirinale sono in corso da tempo, si sono già venduti la pelle degli italiani». ©RIPRODUZIONE RISERVATA