Caso-residence, costruttore condannato

«Siamo soddisfatti a metà, perchè finalmente siamo arrivati ad una sentenza, ma se penso a quello che io e gli altri abbiamo sofferto in questi dieci anni, allora dico che niente potrà mai ripagarci». Attilio Simini è uno degli acquirenti che, più di dieci anni fa, aveva comprato casa con i risparmi di una vita . Casa e box pagati per due terzi (circa 100 milioni di vecchie lire su 140 ) prima di scoprire che sulla proprietà gravava già un'ipoteca. Simini è stato tra i più combattivi, tra quelli che non hanno esitato a percorrere le vie legali. «Ho dovuto pagare 10mila euro in più rispetto a quello già pagato, non potevo lasciar correre», aveva spiegato nell'udienza di apertura del processo, quando si era presentato in tribunale insieme a tutti gli altri compratori costituiti parte civile. Simini ha seguito il processo passo dopo passo e anche ora è tra quelli che non canta vittoria: «Valuteremole motivazioni della sentenza, ma l'appello non è da escludere a priori». di Lorella Gualco wTROMELLO Costruttore condannato per truffa, notaio assolto. Ieri è arrivata la sentenza per il caso, scoppiato nel 2003, del residence di via Togliatti. Il giudice del tribunale di Vigevano, Bruna Corbo, ha inflitto un anno e 8 mesi, più una multa di 1.600 euro a Carlo Grossi, il 73enne geometra e costruttore del complesso residenziale. Assoluzione, invece, per Gianluca Catalano, 47 anni, il notaio che all'epoca della vendita degli immobili aveva firmato i rogiti. Il notaio era l'unico imputato presente al momento della lettura del verdetto, atteso in aula anche da molte delle parti civili, una rappresentanza dei 14 acquirenti degli immobili, che scoprirono di avere comprato casa su terreni già gravati da ipoteca a carico del costruttore. Il giudice ha riconosciuto alle parti civili il diritto al risarcimento. Per i quattro acquirenti che avevano dovuto cancellare l'ipoteca a proprie spese il giudice ha concesso una somma provvisoria (il totale definitivo sarà calcolato in sede di processo civile) di 30mila euro a titolo di danni morali e patrimoniali. Un risarcimento di 8mila euro per il solo danno morale è stato invece riconosciuto agli altri dieci acquirenti, perchè nel loro caso l'ipoteca era stata cancellata dal costruttore. La sentenza di ieri chiude però solo il primo capitolo giudiziario. Se il ricorso appare scontato per quanto riguarda l'imputato condannato, anche l'intenzione delle parti civili sembra quella di insistere rivolgendosi alla Corte d'appello. «Non finisce qua – afferma l'avvocato Ugo Leonetti, che assisteva alcune delle parti civili (gli avvocati degli altri acquirenti erano Gisella Trombin, Cecilia Palli e Rosemary Patrizi)–. Vedremo le motivazioni della sentenza, ma credo che l'appello sia necessario per approfondire alcuni elementi emersi durante il processo. Prendiamo atto e rispettiamo la sentenza, ma, secondo noi, va analizzato in modo diverso il ruolo avuto da entrambi gli imputati. Non siamo convinti che ci siano stati soltanto errori professionali. Comunque la partita non è finita. Vedremo se proseguire in sede penale o in sede civile, ma credo che dobbiamo andare avanti». «La sentenza – aggiunge l'avvocato Palli – solo in parte ripaga i danni subìti, ma c'è legittima soddisfazione perchè, comunque, la condanna sta a dimostrare la fondatezza delle nostre ragioni». Il pubblico ministero Marcello Maresca aveva chiesto la condanna di Grossi e l'assoluzione di Catalano, difeso dagli avvocati Fabio Giarda e Alberto Lodigiani. Secondo il pm non c'erano elementi penalmente rilevanti nel ruolo avuto dal notaio. Il costruttore, difeso dall'avvocato Vincenzo Alessio, è stato invece ritenuto responsabile di truffa. Grossi aveva costruito il residence nella zona di via Togliatti. Tra il 1998 e il 2000 gli immobili erano stati comprati da molti degli acquirenti che in seguito si sarebbero costituiti parte civile al processo. Solo dopo aver concluso il rogito, infatti, avevano saputo che sulle loro case gravava già un'ipoteca a garanzia di un debito che il costruttore aveva nei confronti di una banca. I compratori avevano quindi scoperto che si erano accollati una quota del mutuo del costruttore e correvano anche il rischio di vedersi pignorata la casa. Gli acquirenti si erano tutelati con esposti, querele e richieste di fallimento. Una lunga battaglia legale approdata al dibattimento in tribunale solo nel marzo 2011. Il processo ha passato in rassegna tutte le fasi della vicenda, ricostruite con testimonianze di investigatori della Guardia di Finanza, funzionari pubblici e degli stessi acquirenti degli immobili. Nell'udienza di ieri, dopo la requisitoria del pm, gli interventi dei legali di parte civile e l'arringa dei difensori, è stata pronunciata la sentenza che, però, potrebbe non essere l'ultima.