Truffa delle invalidità Si indaga anche sull'Inps
di Maria Fiore wPAVIA Due impiegati dell'Asl su tre hanno ammesso di avere creato delle pratiche fittizie per percepire gli assegni di invalidità. Ma allo stesso tempo hanno smentito di avere avuto, in questa vicenda, il ruolo di "registi" o di ideatori del piano, scaricando questa responsabilità sulla collega Guiduccia Massolini, arrestata a gennaio con le stesse accuse di truffa e falso. Nonostante le parziali ammissioni, però, gli interrogatori di ieri non chiudono affatto il caso delle truffe che sarebbero state commesse da impiegati dell'Asl. Anzi, aprono nuovi scenari su possibili responsabilità di dipendenti dell'Inps e anche su funzionari della stessa Asl. A entrambi potrebbe essere contestato di non avere controllato come avrebbero dovuto. Le domande del magistrato Paolo Mazza, presente all'interrogatorio di garanzia insieme al gip Erminio Rizzi, si sono concentrate proprio su questa ipotesi. E sarebbe anche spuntato il nome di un impiegato dell'Inps che, sulla base dei mandati di pagamento emessi dall'Asl, avrebbe disposto i versamenti a favore di eredi che con i defunti beneficiari non avevano alcun legame di parentela. Anche se al momento non ci sarebbero dipendenti dell'Inps o funzionari dell'Asl iscritti nel registro degli indagati, sembra esserci la volontà della magistratura di fare piena luce sulla vicenda. La prima a parlare, ieri mattina in carcere a Vigevano, è stata Raffaella Barbieri, 45 anni di San Genesio. L'impiegata, a cui vengono contestati almeno 8 casi di truffa, e che era affiancata dal legale Pietro Trivi, ha esordito riconoscendo le proprie responsabilità. Ma ha negato di avere avuto il ruolo di promotrice della truffa. «Sono stata coinvolta in questa faccenda dalla Guiduccia Massolini – avrebbe spiegato agli inquirenti –. La collega mi ha parlato di questa possibilità, aggiungendo che tanto quei soldi, se non venivano presi da noi, sarebbero ritornati allo Stato». Anche Maria Grazia Cotroneo, l'impiegata di 43 anni di Milano, difesa dagli avvocati Bernardo Marino e Serena Chiusolo, ha parlato di richieste «insistenti della Massolini, che in quel periodo aveva problemi economici. Era stata lei a dire che se si fosse trovato qualcuno disposto a prestarsi, si poteva mettere le mani sul tesoretto». La Cotroneo, dal canto suo, ha ammesso però un solo episodio, che è poi quello contestato nell'ordinanza di custodia cautelare, «a dimostrazione del fatto che la nostra assistita aveva un ruolo del tutto marginale – dice l'avvocato Chiusolo –. Stiamo valutando il ricorso al Riesame per la scarcerazione». L'avvocato Luciano Giulidori, legale di Mario Moroni, il 52enne di Bereguardo, ha invece sollevato un errore nel capo di imputazione: «Il mio assistito non ha mai lavorato nell'ufficio delle invalidità civili ma da sempre al servizio veterinario. Confido, per questo, che a breve possa essere scarcerato». Il magistrato, che contesta a Moroni tre episodi di truffa, ha comunque la possibilità di precisare l'accusa. Su Twitter @mariafiore3