Astensione e protesta Vince Grillo, crollo Pdl
di Gabriele Rizzardi wROMA Il Pdl tracolla, stravincono Beppe Grillo e le liste "personali" di Flavio Tosi a Verona e di Leoluca Orlando a Palermo. La Lega, azzoppata dallo scandalo Belsito, perde moltissimi Comuni in Lombardia e sopravvive a stento mentre il Pd e le alleanze di centrosinistra avanzano anche se di poco. Ad uscirne ammaccato è anche il Terzo Polo che si è presentato diviso e non è stato premiato dagli elettori. I grillini, invece, rischiano di essere la terza forza politica italiana dopo Pd e Pdl. Il primo verdetto di questa tornata elettorale, che su scala nazionale fa registrare un crollo del 7 per cento nell'affluenza alle urne (ha votato il 66,88% contro il 73,66% delle precedenti elezioni amministrative), evidenzia l'avanzata dei movimenti più vicini alla cosiddetta antipolitica e una pesantissima flessione del Pdl che (come avvenuto in Grecia con il partito di maggioranza relativa crollato dal 40% al 13%) rischia di scendere sotto il 20% a livello nazionale ed è certamente escluso dai principali ballottaggi. Questo vuol dire che nei 27 comuni capoluogo chiamati a rinnovare il sindaco si ribalterà il quadro. Nel 2007, il centrodestra vinse in 18 grandi città mentre al centrosinistra ne andarono 8. Adesso, le coalizioni di centrosinistra sono avanti in 17-18 grandi Comuni mentre il Pdl non ne conquisterebbe più di 8.Anche se ampiamente preannunciata da tutti sondaggisti, la novità di questa tornata amministrativa è il risultato senza precedenti ottenuto dal Movimento 5 Stelle. Per capire l'ampiezza del successo ottenuto dai candidati messi in pista dall'ex comico genovese, basta puntare i riflettori su Parma dove Federico Pizzarotti ottiene quasi il 20% e va al ballottaggio con il candidato del centrosinistra, Vincenzo Bernazzoli, che si aggiudica la prima posizione con il 39% dei voti. Un risultato che fa da contraltare al disastro per il Pdl (che si ferma al 4,64%) e per la Lega (che si deve accontentare di un misero 3,35%). Il partito di Bossi, che esce da questa tornata elettorale con le ossa rotte e in due tradizionali roccaforti come Monza e Como non riesce ad andare neppure al ballottaggio, ottiene un risultato eccezionale solo a Verona dove, grazie alle liste civiche, il maroniano Flavio Tosi ha deciso di correre da solo contro tutti ed ha riconquistato la poltrona di sindaco al primo turno. Una strategia che, secondo le ultime proiezioni, lo avrebbe portato ad incassare il 57,06% delle preferenze. Michele Bertucco, candidato di Pd, Sel e Idv, ha raccolto il 22,8% mentre Luigi Castelletti, sostenuto da Pdl, Udc e Fli, si è dovuto accontentare del 9,3% che vuol dire un sostanziale testa a testa con il candidato del Movimento 5 Stelle, Gianni Benciolini, che ha strappato il 9,2% dei consensi. Uno scenario simile si è verificato anche a Genova dove alle spalle di Marco Doria ( che con il 49% dei consensi potrebbe superare la soglia del 50% più uno e conquistare la poltrona di sindaco senza andare al ballottaggio) c'è un testa a testa tra il candidato del Terzo Polo, Enrico Musso (14,43%) e Paolo Putti del Movimento 5 Stelle (13,5%). Ma la sorpresa, ieri, si è avuta anche a Palermo, che è la più grande delle città chiamate al voto. E si può essere certi che per il Pdl si è trattato di una sorpresa amara. Leoluca Orlando si è infatti imposto con una lista personale che, stando ai dati provvisori, avrebbe ottenuto più del 50%. Al secondo posto, con il 17,5%, ci sarebbe invece l'ex dipietrista Fabrizio Ferrandelli, che ha vinto le primarie contro Rita Borsellino. Al ballottaggio, quindi, potrebbero andare due dipietristi, uno doc e uno "pentito". Un doppio schiaffo per Angelino Alfano e per il Pdl che si devono accontentare del magro risultato raggiunto da Massimo Costa (14,3%). Nella terra del 61 deputati a 0, vetta mai più raggiunta dai tempi d'oro di Forza Italia, un risultato del genere è una disfatta. Ma ieri, a fare notizia, è stato anche e soprattutto il vistoso calo dell'affluenza alle urne. Quasi un crollo che ha colpito soprattutto le regioni del Nord. A Monza, ad esempio, gli elettori sono passati dal 73,6% delle ultime consultazioni al 59,6%, con una debacle di ben 14 punti percentuali. L'affluenza è stata in forte calo, oltre che ad Alessandria, Asti e Genova, anche in Toscana: i dati definitivi diffusi dal Viminale indicano una percentuale pari al 60,80%, quasi 10 punti in meno delle precedenti consultazioni comunali quando aveva votato il 70,58%. Percentuale in calo anche nelle Marche mentre al Centro e al Sud le cose sono andate un po' meglio. All'Aquila, ad esempio, gli elettori che hanno preferito rimanere a casa sono stati il 7%, una percentuale che è in linea con la media nazionale. Buona l'affluenza anche in Calabria (71,5%) e Puglia (71,5%). I numeri sull'astensione non sorprendono il governo. «Il calo dei votanti indica una disaffezione che era nell'aria» taglia corto il ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri. ©RIPRODUZIONE RISERVATA