Cede la pistola d'ordinanza, denunciato

di Paolo Fizzarotti wVOGHERA Vende la pistola di ordinanza a un delinquente per pagare i debiti di gioco. Una brutta storia, che ha lasciato ammutolite le forze dell'ordine di Voghera e che ha sconvolto i colleghi dell'indagato, e cioè gli agenti della Polizia penitenziaria. Poi però gli stessi agenti del NIC, il nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria di Milano, hanno indagato e hanno fatto pulizia di quella che gli stessi colleghi di lavoro hanno definito «una mela marcia che non deve sporcare tutto il cestino». La vicenda è quella di un agente di polizia penitenziaria che chiameremo Mario, con un nome di fantasia. Mario, in servizio alla casa circondariale di via Prati Nuovi da cinque anni, è stato denunciato dalla polizia del commissariato di Voghera per simulazione di reato. I colleghi del Nic lo hanno invece denunciato alla procura di Voghera per peculato, e cioè il reato che commette un pubblico ufficiale appropriandosi di un bene o di un servizio appartenenti allo Stato. Sarà poi uno dei sostituti procuratori vogheresi a completare il quadro accusatorio nei confronti di Mario: un rappresentante delle forze dell'ordine che vende di nascosto la sua pistola è infatti una cosa inedita e inaudita, non ci sono precedenti da citare o da utilizzare per formalizzare le accuse. Si sa però che i tutori dell'ordine sono tenuti a custodire con particolari accortezze la loro arma: la mancata custodia, o addirittura la vendita della pistola faranno scattare una serie di aggravanti a carico di Mario. Il tutto sperando che la pistola non venga poi utilizzata per commettere qualche grave reato: il che peggiorerebbe in modo considerevole la posizione della guardia carceraria vogherese. Tra le forze dell'ordine nessuno vuole parlare di questa vicenda, ma qualcosa è trapelato. Mario ha il vizio del gioco: videopoker e scommesse, giocate alla Snai. I soldi finisco presto, e anche quelli che si fa prestare. Ma i debiti di gioco non aspettano, e così Mario decide di vendere l'unica cosa che gli è rimasta: la pistola di ordinanza. A chi la vende, non si sa: Mario non l'ha voluto dire. Di certo si tratta di un delinquente conosciuto durante la sua attività lavorativa in carcere (resta da capire se già uscito o tuttora ospite della casa circondariale vogherese). Sei mesi fa, quindi, l'agente di polizia penitenziaria consegna la pistola a qualcuno in cambio di una somma imprecisata: forse a qualcuno degli stessi titolari di crediti di gioco nei suoi confronti. L'idea di Mario è quella di ricomprare la pistola con il nuovo stipendio, ma l'acquirente non ci sta. Mario va a lavorare per mesi con la fondina vuota. Quando ci sono i controlli periodici dell'arma, si dà malato. E lo stesso fa quando si tratta di andare al poligono per sparare. A quel punto i colleghi del Nic si insospettiscono e iniziano a indagare. Mario ne ha sentore, simula un furto. Va dalla polizia di Voghera e racconta che aveva lasciato la Beretta in macchina, ma qualcuno gliel'ha rubata. La cosa è sospetta: nessun tutore dell'ordine lascerebbero un'arma da fuoco in macchina. Dopo un interrogatorio, la polizia lo denuncia per simulazione di reato. Nello stesso tempo indagano anche i Nic, che portano Mario nei loro uffici di Milano. Lo torchiano per 24 ore: finchè Mario cede e racconta tutto. Non dice però la cosa più importante: a chi ha venduto l'arma e dove si trova ora l'acquirente. Il terribile sospetto è che la pistola sia ancora nel carcere di Voghera, nascosta nella cella di qualcuno. Una cosa estremamente pericolosa. La prigione viene perquisita da cima a fondo, ma la pistola non si trova: e per Mario è anche peggio. su twitter @paolofizzarotti ©RIPRODUZIONE RISERVATA