Molestie sessuali, arrestato veterinario
di Maria Fiore wSANTA MARIA DELLA VERSA Cani malati chiusi in sacchetti della spazzatura, per farli morire. Infilati, ancora vivi, nel congelatore della clinica o uccisi a calci. Gatti operati con dosi basse di anestesia e torturati. Sevizie, secondo l'accusa, a cui avrebbero assistito alcune dipendenti della clinica veterinaria, costrette, a loro volta, a subire umiliazioni, mobbing e avances sessuali sul posto di lavoro. Con un lungo elenco di contestazioni è stato arrestato, ieri mattina, Giuseppe Genta, un veterinario di 52 anni che abita a Stradella. L'uomo, che ha una clinica a Santa Maria della Versa, in via Carabinieri d'Italia, e una a Borgonovo Valtidone, in provincia di Piacenza, si trova agli arresti domiciliari, in attesa di essere sentito dal magistrato. Ieri mattina, davanti ai carabinieri che gli notificavano il provvedimento, il medico si è proclamato innocente. Contro di lui, però, ci sono le testimonianze di alcune dipendenti dell'ambulatorio, raccolte dai carabinieri di Santa Maria della Versa. Da qui sono partite le indagini. Agli atti dell'inchiesta, coordinata dal magistrato della Procura di Voghera Ilaria Perinu e condotta dal capitano dei carabinieri di Stradella Francesco Spera, ci sono anche alcune foto. Immagini di animali sofferenti. Lasciati senza antidolorifici durante o dopo gli interventi chirurgici. Fatti morire a stenti dopo essere stati lanciati contro il muro o chiusi nei congelatori per essere ammazzati e non, come prevede la legge, anestetizzati prima di essere soppressi. Sempre secondo l'accusa, alcuni animali, malati terminali, sarebbero stati uccisi con l'iniezione del farmaco letale praticata direttamente nel cuore, per provocare l'arresto cardiaco. La procedura, che tiene conto della convenzione per i diritti degli animali, prevede al contrario che l'animale sia anestetizzato, di solito con dosi triple di calmante rispetto a quelle usate per gli interventi chirurgici. I carabinieri di Stradella e Santa Maria, insieme ai Nas di Cremona e alla Forestale di Zavattarello, hanno perquisito ieri le due cliniche gestite dal veterinario, per trovare ulteriori riscontri alle denunce delle dipendenti. Al medico, a cui è stata notificata ieri mattina nell'ambulatorio di Santa Maria della Versa l'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Donatella Oneto, oltre all'accusa di maltrattamenti di animali e all'accusa di avere causato la morte degli animali stessi, è contestata anche la violenza sessuale, i maltrattamenti nei confronti delle dipendenti e la diffamazione. Le indagini sono ancora in corso ma, in base a quanto contenuto nell'ordinanza di custodia cautelare, l'uomo avrebbe sottoposto le ragazze che lavoravano nella clinica a trattamenti umilianti a sfondo sessuale, palpeggiamenti e violenza fisica, oltre che psicologica. In alcuni casi, secondo quanto descritto dalle stesse dipendenti, il medico avrebbe messo in pratica comportamenti di denigrazione e di vessazione nei loro confronti, diffamandole davanti a molti clienti e costringendole ad assistere alle torture su cani e gatti e alle uccisioni degli animali. Una situazione che avrebbe provocato nelle dipendenti sofferenza e disagio quotidiano. Questa è la versione dell'accusa. Versione che la difesa, rappresentata dall'avvocato Carlo Enrico Paliero (con cui ieri non è stato possibile mettersi in contatto) tenterà di ribaltare. L'inchiesta per accertare la verità non si ferma. I carabinieri invitano le persone che potrebbero riferire fatti utili alle indagini a rivolgersi, per ogni segnalazione, alla stazione di Santa Maria della Versa. su Twitter @mariafiore3