Draghi: «Italia e Spagna sono sulla strada giusta»

di Andrea Di Stefano wMILANO L'attesa per le parole di Draghi è stata parzialmente delusa. Il presidente della Bce, nel mantenere i tassi invariati, non ha lasciato alcuno spazio ad una nuova asta di liquidità affermando che la stretta sul credito «è diminuita sostanzialmente nei primi mesi» dell'anno, anche se la domanda «è rimasta contenuta nel primo trimestre del 2012, riflettendo una debole attività economica e il processo di aggiustamento dei bilanci nei settori non finanziari». Draghi è tornato sul «patto per la crescita» in Europa, auspicato la scorsa settimana: «Dobbiamo rimettere la crescita al centro dell'agenda politica, ma senza alcuna contraddizione fra un patto per la crescita e un patto di bilancio». Draghi ha nuovamente insistito sul fatto che è «meglio tagliare le spese che aumentare le tasse». In particolare, il taglio della spesa va orientato «alla spesa corrente e non agli investimenti». Draghi non ha comunque voluto indulgere in pessimismo. Anzi, ha sottolineato, nell'Eurozona c'è stato «un progresso di bilancio concreto che non ha avuto un sufficiente riconoscimento». Il presidente Bce ha poi lodato i progressi fatti da Italia e Spagna, i due Paesi che costituiscono il fronte principale d'attacco dei mercati. L'Italia «ha raggiunto progressi notevoli», il governo Monti «è sulla strada giusta» e «merita di essere incoraggiato nei suoi forzi». «Piena fiducia» della Bce sulle misure che verranno prese dall'esecutivo spagnolo retto da Mariano Rajoy. I nodi strutturali ancora non risolti, come quello delle banche, sono stati ribadito ieri dall'Fmi che ha invitato gli istituti iberici «a fare pulizia nei loro bilanci» mentre il governo di Madrid deve preparare una «accurata e completa diagnosi» della situazione nel settore finanziario. Certo non aiuta a rasserenare il clima il mancato accordo all'Ecofin sui parametri di Basilea 3 che riguardano proprio i criteri di solidità patrimoniale e di rischio delle banche a livello continentale. L'Ecofin, conclusosi nel cuore della notte di mercoledì dopo 16 ore di trattative, non è infatti riuscito ad andare oltre un parziale accordo di compromesso sostenuto da una maggioranza qualificata. Un'intesa dai contenuti tecnici ancora da verificare e che i ministri delle Finanze dei 27 dovranno cercare di estendere, in occasione del loro prossimo incontro il 15 maggio, a tutti i punti in discussione ancora aperti. A conferma che è il settore privato a mostrare maggiori difficoltà il Tesoro di Madrid ha collocato un totale di 2,52 miliardi di titoli 2015 e 2017 superando i 2,5 miliardi di importo massimo prefissato con un rendimento medio salito al 4,037% dal 2,617% di marzo mentre per le due tranche a 5 anni si è registrato rispettivamente un tasso del 4,752% e del 4,96%. Giornata d'asta anche per la Francia che ha collocato 7,431 miliardi di titoli di Stato, il livello massimo che il governo si era prefissato, con rendimenti in calo al 2,96%. Le Borse europee che avevano aperto in rialzo hanno visto una chiusura prevalentemente con il segno meno, anche se sotto il punto percentuale. Milano è ancora una volta maglia nera con un calo dello 0,67%, seguita da Francoforte (-0,24%) e Parigi (-0,09%) mentre Londra e Madrid hanno registrato un segno positivo (rispettivamente +0,15% e +0,29%). Sulla depressione finale delle piazze europee ha inciso l'andamento negativo di Wall Street dopo la pubblicazione dell'indice Ism non manifatturiero, che negli Usa è sceso a 53,5 punti ad aprile dai 56 punti di marzo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA