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TORREVECCHIA PIA Colpo di scena al processo di Luca Massari, 16 testimoni non si presentano in aula. Prevale la paura di testimoniare al processo contro i fratelli Piero e Stefania Citterio, a giudizio con rito ordinario e accusati di omicidio volontario con l'aggravante della crudeltà nel dibattimento che in questi giorni è arrivato alle fase finali. In Corte d'Appello a Milano dove erano attesi i testimoni oculari dell'assassinio del tassista Luca Massari, massacrato di botte il 10 ottobre 2010 per avere involontariamente investito e ucciso il cane dei due fratelli. In sedici hanno dato forfait recapitando giustificativi medici o rendendosi irreperibili. Per l'omicidio di Luca Massari era stato arrestato poche ore dopo l'aggressione Michel Morris Ciavarella che, giudicato con rito abbreviato fu condannato a 16 anni per omicidio volontario. Nei giorni immediatamente successivi ci furono una serie di atti intimidatori a danno di alcuni testimoni usciti allo scoperto, come l'incendio dell'auto di uno studente universitario, fino al pestaggio di un fotoreporter intento a scattare fotografie che di fatto hanno alimentato nella zona un clima di paura, anomalo per Milano. Solo nei giorni seguenti sono stati arrestati anche Piero e Stefania Citterio, proprio grazie alle testimonianze di alcuni residenti. Antonio Esposito il sindaco uscente di Torrevecchia Pia, dove il povero tassista abitava dice con tono amareggiato: «Ho sentito la notizia questa mattina dal telegiornale e sono rimasto senza parole. E' una cosa vergognosa. Eravamo presenti al funerale di Luca Massari e da più parti arrivavano le voci di molte persone che dicevano di avere visto i fatti in modo chiaro, facendo anche capire che non si sarebbero tirati indietro. Poi prevale l'omertà. La nostra amministrazione e tutto il paese era ed è vicina ed a disposizione della famiglia». Anche Raffaele Grassi, tassista e consigliere comunale a Milano, collega diretto dello stesso Luca nel radiotaxi 4040 spiega: «Il clima di omertà è tale che di fronte a fatti così evidenti i cittadini fanno fatica a fare emergere la coscienza civica. Su un territorio come quello maggiori controlli sarebbero comunque auspicabili». Intanto componendo il numero di telefono della famiglia Massari risponde sempre la segreteria telefonica, segno che su quest'ultimo atto della vicenda preferiscono non parlare. È attesa per lunedì prossimo la requisitoria del pubblico ministero Tiziana Siciliano che potrà contare solo su quattro testimoni, gli unici a non avere ritrattato la prima versione dei fatti e che da tempo non vivono più nel quartiere vicino a via Ripamonti, distante meno di tre chilometri dal centro del capoluogo lombardo. Massimiliano Scala