Senza Titolo
di Antonio Frigo La peggiore, nel ricordo del vostro cronista (in servizio dal 1985), fu quella trasferta del 1996 di Atene con l'intera carovana del Giro d'Italia. Per carità, una gita all'estero ampiamente motivata dal fatto che i greci si erano visti rifiutare l'Olimpiade e avevano (o credevano di avere, vista la storia di oggi) soldi da spendere per qualche vendetta. Il Giro olimpico. Chiesero il Giro e gli fu dato: tre tappe, per la precisione. Una, tragica, si svolse in un caldo torrido ad Atene, in mezzo a un traffico indicibile e con strade, diciamo così, rottamabili; le altre con arrivi dai nomi altisonanti per tutti quelli che alle superiori hanno scelto il liceo classico, ma nella sostanza risibili e incapaci di regalarci una prima classifica credibile. L'ultima a Ioanina prima d'imbarcarsi da Igoumenitsa per la Puglia. La farsa delle ammiraglie. Qui la "gita all'estero" del Giro si trasformò in farsa: arrivò la segnalazione che i cani della guardia di finanza erano pronti, al porto di Brindisi, a mettere il naso nelle ammiraglie per trovare chili di sostanze dopanti. Fu così che dalle due navi traghetto pronte a salpare al tramonto furono fatte uscire le ammiraglie, per poi procedere al re-imbarco di tutti gli altri. Le auto delle squadre viaggiarono notte e giorno risalendo lungo la Dalmazia e ridiscendendo sul versante italiano dell'Adriatico. Impunite, arrivarono a destinazione in tempo per la ripresa della corsa. Tappe spesso inutili. Le folli gite all'estero del Giro d'Italia, in queste 95 edizioni, sono state più d'una, prima di quest'ultima, immotivatissima, in Danimarca. «Non mi fanno paura le tappe di montagna, ma queste frazioni al vento, senza una vera logica, nelle quali devo farmi difendere dalla squadra per non incorrere in un ventaglio spaccato, in una caduta stupida», dice Ivan Basso che in cadute, quest'anno, ha fatto il master. Follie anche al Tour. Anche il Tour ha fatto alcune gitarelle all'estero mica male, ma almeno s'è fatto la Manica sott'acqua per partire da Londra (2007) e sta facendo carte false per riuscire a partire da Venezia o Firenze. Insomma, se il Giro partisse da Parigi o da Budapest, ci si potrebbe consolare – come si fece ad Atene – dicendo che la corsa rosa è cercata dalle capitali estere. Ma come giustificare la partenza da Verviers del 1973, o da Groningen (Olanda) nel 2002, passando per Colonia, Germania, dove Garzelli fu pizzicato non-negativo? E se si poteva partire da Seraing, in Belgio, quattro anni dopo, perché non farlo da Bruxelles? Nel 2010 si partì infine da Amsterdam, capitale certo ma non portafortuna: il tempo fu atroce, le cadute tagliarono fuori corridori importanti e il ritorno fu penoso, con acciaccati a raffica e una ripartenza da Savigliano (e il sole) che sembrò quella di un altro Giro. Comanda il vil denaro. Perché dunque si va raminghi per il mondo a cercare applausi per la maglia rosa? Per soldi, naturalmente, vil pecunia che comunque non puzza. Altra cosa sono gli sconfinamenti, legati alla logica della corsa e al suo dipanarsi, oppure alla ricerca di vette amate come quelle francesi condivise con il Tour. Ci sono luoghi dove il Giro ama sostare senza snaturarsi: molte sono state le sue incursioni a Lienz, oppure in Svizzera poco al di là del confine (nel '98 una Mendrisio-Lugano a cronometro che vide Marco Pantani incredibilmente terzo (infatti venne rispedito a casa il suo compagno di camera, e di prelievo, Riccardo Forconi, beccato non-negativo). Lubiana, Bled, Briancon, Klagenfurt, Innsbruck, Grossglockner, St. Moritz, Cannes, Nizza, Les Deux Alpes, Kranj, Bled, Mendrisio sono altri arrivi (e partenze) classici e che non devono stupire. Molto peggio quando il Giro decide di far visita a località straniere (svizzere) dove ha sede qualche munifico organismo internazionale dello sport (Losanna 1996) solo per mungere qualche soldone pesante. Il Giro è il Giro. Ma in nome di Santa Palanca si può fare questo e altro. Quanto ci guadagnino la qualità della corsa e lo spettacolo, poi ovviamente è tutto da discutere. ©RIPRODUZIONE RISERVATA