Escluso dalle case popolari Il Tar: «Discriminazione»
Sono 4 o 5 i nomi cancellati dall'ultima graduatoria delle case popolari perchè privi di requisiti o perchè il reddito dichiarato non corrispondeva alla realtà. «In gran parte sono cittadini stranieri – dice l'assessore ai Servizi sociali, Andrea Ceffa – ma la norma che prevede accertamenti sulla situazione reale di chi fa richiesta di alloggi popolari si applica verso tutti. Tutte le persone che dichiarano un reddito al di sotto della soglia di povertà vengono convocate personalmente per fornire chiarimenti , ma se non spiegano da dove traggono le fonti di sostentamento, vengono escluse dalla graduatoria». «E' come se il Comune volesse abolire per legge la povertà – ribatte l'avvocato Carlo Santagostino –. Partono dal presupposto che nessuno possa essere povero e, se dice di esserlo, mente. Come se comunque l'indigenza fosse un reato o una situazione da sanzionare». di Lorella Gualco wVIGEVANO Escluso dalla graduatoria delle case popolari con un atto che appare discriminatorio. Sono, in sintesi, le motivazioni con cui il Tar della Lombardia ha accolto il ricorso di un cittadino di origine tunisina e sospeso (ma per ora non annullato) il provvedimento del Comune a guida leghista che aveva cancellato l'immigrato dall'elenco degli aspiranti agli alloggi. I. D., 41 anni, aveva dichiarato di percepire un reddito quasi nullo e comunque molto basso. Ma secondo il Municipio, la dichiarazione non era veritiera ed è scattata la cancellazione dalla graduatoria. Secondo i giudici amministrativi però il ricorso era fondato. Nell'ordinanza depositata il 20 aprile si legge, infatti, che la norma richiamata dal Comune per decidere l'esclusione (quella secondo cui un extracomunitario senza lavoro non ha diritto ad alloggi di edilizia pubblica) «appare di dubbia costituzionalità, se intesa come ostacolo alla concessione di alloggi pubblici, poichè introdurrebbe un'ingiustificata discriminazione tra soggetti in eguali condizioni di bisogno sulla sola base della diversa nazionalità». «In poche parole, un provvedimento razzista _ dice l'avvocato Carlo Santagostino, ex consigliere di opposizione nella lista di "Civiltà vigevanese", che ha assistito il tunisino nel ricorso - Non so come definire altrimenti il senso del ragionamento espresso dai giudici. Abbiamo fatto ricorso al Tar perchè riteniamo l'atto illegittimo e anticostituzionale in quanto contro il principio di eguaglianza. Inoltre, la decisione del Comune ribalta ogni principio giuridico. Non può esistere la presunzione di malafede, semmai il contrario. E' il Comune a dover dimostrare che il cittadino ha mentito, invece, da quanto mi risulta, ci sono stati accertamenti della Guardia di Finanza e I. D. è risultato in condizioni di estrema indigenza». Il tunisino viveva a Vigevano con moglie e figlia. Poi, alle difficoltà di trovare un lavoro si è aggiunta la perdita dell'alloggio. «Attualmente non ha un'occupazione - continua l'avvocato –. Dopo essere stato sfrattato, sperava nell'alloggio popolare, ma lo hanno escluso dalla graduatoria. E' stato quindi costretto a rimandare moglie e figlia in Tunisia. Ora è ospitato da amici e vive del loro aiuto. Non ha mentito quando ha detto di essere nullatenente, vive con la solidarietà dei connazionali e anche per rivolgersi al Tar ha fatto ricorso al patrocinio gratuito». I. D. si è aggiudicato il primo round, ma per sapere chi uscirà vincitore dalla battaglia legale occorrerà aspettare il giudizio di merito nell'udienza fissata il 7 novembre. Il Comune però non cambia linea. «Continueremo a opporci al ricorso e ribadiamo le nostre scelte _ afferma l'assessore ai Servizi sociali, Andrea Ceffa -. La delibera che stabilisce i criteri per l'assegnazione di alloggi l'abbiamo fatta contro chi dichiara reddito zero e invece lavora in nero o ha altre entrate. Nel caso specifico, abbiamo chiesto al richiedente di spiegare come potesse mantenere una famiglia non avendo fonti di reddito, ma non l'ha fatto ed è stato escluso. In casi analoghi altre domande sono state ammesse perchè la situazione di indigenza era conosciuta e documentata. Perciò respingo con decisione e rimando al mittente la definizione di "razzista". Se si vuole innescare una polemica politica, allora dico che noi preferiamo comunque difendere il patrimonio pubblico dai furbi, italiani o stranieri che siano». ©RIPRODUZIONE RISERVATA