«Art. 18: tolte garanzie, non smantellato»
di Vindice Lecis wROMA Il ministro del Lavoro Fornero ammette che con la sua riforma «stiamo togliendo qualcosa all'articolo 18, ossia la garanzia che impediva il licenziamento consentendo al giudice di reintegrare il lavoratore, ma non lo abbiamo smantellato». Nel giorno in cui il Pdl minaccia di non votare la riforma del mercato del lavoro senza una stretta sulla «flessibilità in entrata», il ministro lancia un segnale alla Confindustria: il reintegro, se ci sarà, potrà essere garantito solo in caso di manifesta insussistenza dei motivi del licenziamento. La stessa titolare del Welfare ha spiegato meglio di cosa si tratti: «abbiamo cercato di fare un ragionamento sull'area della gestione economica dell'impresa, che può avere un motivo economico vero per licenziare una persona e indennizzarla senza potere di reintegro del giudice». Fornero ha anche aggiunto che «l'articolo 18 è una cittadella riservata a pochi lavoratori e da cui sono stati esclusi sistematicamente i giovani e spesso le donne». Se il ministro ha voluto mandare un segnale rassicurante a Pdl e Confindustria, ha creato preoccupazione nel Pd che invece insiste sulla necessità di non stravolgere la riforma in Parlamento. Cesare Damiano, ex ministro del lavoro, ha subito replicato al ministro ribaltando il suo ragionamento: la soluzione trovata per l'articolo 18 significa «il mantenimento di una protezione in caso di licenziamento ingiustificato, anche quando il motivo è economico». Ma per Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei valori, le cose sono più chiare: il ministro «vuole essere ricordato per la legge sui licenziamenti facili». Anche Paolo Ferrero, segretario di Prc, si chiede perché al ministro sia concesso di fare «quanto vietammo a Berlusconi» insistendo sulla necessità dello sciopero generale. Al Pdl però non basta. Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del partito detta le condizioni: «Noi abbiamo detto al governo che le norme che rendono difficili le assunzioni sono sbagliate e vanno corrette». Il Pdl chiede in pratica di ridimensionare la limitazione dei contratti a termine e la stretta sulle false partite Iva e di abbassare anche la percentuale obbligatoria legata alla stabilizzazione degli apprendisti. Posizione che già la Cgil ha bocciato. E' lo stesso timore che ieri ha espresso Raffaele Bonanni, leader cislino: qualcuno in Parlamento «sotto la spinta di lobbies sta cercando di stravolgere il testo faticosamente concordato con le parti sociali». In questo modo il rischio è che «salti tutto l'impianto visto che si vogliono annacquare le parti cruciali della riforma che riguardano i giovani». Il ministro Fornero, parlando a un convegno dell'Udc, ha anche spiegato che nella sua riforma «l'assistenza va separata dalla previdenza e va finanziata con tassazione progressiva». Il sistema di previdenza pubblico «deve essere trasparente. Prima che fosse introdotto il metodo contributivo non lo era e vi erano tanti privilegi. Se lo Stato pensa solamente a dare una pensione generosa a tutti, l'unico modo è la tassazione». Frasi che, all'indomani della certificazione dell'Istat sul fatto che la metà dei pensionati italiani ha un assegno sotto i mille euro, sono destinate a suscitare nuove polemiche. ©RIPRODUZIONE RISERVATA