Cattelan, alias Santiago in cerca del suo destino
VOGHERA Alessandro Cattelan, uno dei giovani volti più noti della tv, incontra il il pubblico dalla libreria Ubik di Voghera (Via Emilia 89), oggi alle 17.30, con una chiacchierata informale condotta da Matteo Colombo. Conduttore televisivo (Quelli che il calcio su Rai 2 e X-Factor su Sky Uno) e radiofonico (Radio 105), nato come vj del canale musicale Mtv e da qualche anno anche scrittore, Cattelan presenterà il libro "Quando vieni a prendermi?", edito da Mondadori: racconta la storia di un trentenne alle prese con la scelta della sua vita. Il suo nome è Santiago e tutto quello che possiede si riassume in un contratto di lavoro precario, un futuro che stenta a concretizzarsi - un po' per la crisi galoppante, un po' perché ogni volta che la sua vita sembra prendere forma, lui se ne allontana impaurito - e una storia con Amanda, che ama e che vorrebbe sposare un giorno. Ua sera Santiago glielo ha persino chiesto, per scherzo, e lei non l'ha presa affatto bene. Confuso su quale direzione far prendere alla sua vita, un giorno decide di mollare tutto e partire. Un po' come Kerouak, senza una meta «In realtà - spiega Cattelan - la situazione di Santiago è un espediente per parlare del destino. Era questa la mia vera esigenza. L'argomento mi incuriosisce, ho sempre pensato di avere la vita sotto controllo, come se tutto ciò che accadeva, alla fine, fosse il frutto delle mie scelte. Invece mi sono accorto che tante cose che mi sono accadute non sono dipese da me, sono capitate e basta. Così ho iniziato a chiedermi quanto ci sia, nell'esistenza di ognuno, di predeterminando e di scelta. Santiago lo scoprirà in viaggio». Vj, conduttore televisivo e radiofonico, cantante e ora scrittore. Spera che prima o poi una di queste cose prevalga sulle altre? «No, anzi, meno accadrà, meglio sarà. A parte l'esperienza come cantante, che è stata una parentesi divertente con un amico, spero di continuare a portare avanti parallelamente, radio, tv e scrittura». Le hanno mai detto che il suo percorso ricorda molto quello di Fabio Volo? «Sì, le analogie ci sono, e io sono lusingato dal paragone, perché quando ero piccolo seguivo con ammirazione Fabio Volo e anche perché secondo me è la conferma del fatto che quando si ha un'ambizione forte e motivante, è possibile trasformarla in realtà. A me però mancano il record di copie vendute dei libri di Fabio Volo e l'esperienza di attore». Da quale regista le piacerebbe essere diretto? «Come spettatore apprezzo Sorrentino, Moretti, Virzì, Venier, quelli che sanno raccontare la vita tra il riso e il pianto, con i suoi toni chiari e scuri. Non amo i film che fanno solo ridere o solo piangere. Io credo che la vita sia davvero così, sempre in biblico tra felicità ed insoddisfazione». (m.piz.)