Morì con bimbe, un solo processo
Un unico procedimento per dieci medici accusati di aborto colposo. Il giudice Pietro Balduzzi ha riunito ieri mattina i due processi che erano nati dalla stessa inchiesta: il caso di Imane Quaous, la donna di 26 anni di origini marocchine deceduta, a gennaio del 2010, insieme alle gemelline che portava in grembo nel reparto di Ostetricia e ginecologia del San Matteo. I medici devono rispondere della morte delle piccole, e quindi di aborto colposo, mentre in relazione alla mamma l'indagine era stata archiviata (per il pubblico ministero Roberto Valli la donna, morta per un tumore al cervello, non poteva essere salvata). Per i ginecologi e i neurologi, che avevano avuto modo di visitare la paziente, l'indagine era andata avanti con ritmi diversi, ragione per cui erano state fissate, all'inizio, due date diverse dell'avvio del procedimento. Ora il processo andrà avanti seguendo un unico filone: il giudice ha rinviato l'udienza al 24 maggio, per sentire il marito della donna e il padre delle piccole, Ibrahim Et Tori, che in questo processo si è costituito parte civile con l'avvocato Gianfranco Ercolani di Voghera. In aula, quindi, ci saranno i due neurologi della clinica Mondino Maurizia Maurelli e Cristina Cavalletti e i due medici otorinolaringoiatra del Policlinico San Matteo Elina Matti e Antonio Occhini. Insieme a loro sono imputati anche i ginecolgoci: il direttore del reparto di Ostetricia e ginecologia del San Matteo Arsenio Spinillo, e i medici del Policlinico San Matteo Luciana Babilonti, Fausta Beneventi, Giorgia Gaia, Francesca Perotti e Laura Montanari, che ebbero modo di visitare la paziente. (m. fio.)