Inchiesta Finmeccanica l'ombra di Cosa nostra

di Natalia Andreani wROMA Una decisione ufficiale ancora non c'è. Ma il premier Mario Monti vuole sia fatta pulizia in fretta. Per questo, dopo gli sviluppi giudiziari dell'inchiesta sulle presunte tangenti incassate dalla Lega, a Palazzo Chigi si starebbe già valutando l'ipotesi di una successione al vertice di Finmeccanica. Tanto da far trapelare anche una possibile rosa di nomi tra i quali quello del prefetto Gianni De Gennaro e dell'ambasciatore Gianni Castellaneta. Ma sull'ipotesi, di silurare l'ad del gruppo, Giuseppe Orsi, frena il ministro dello Sviluppo Corrado Passera, propenso ad una linea di maggiore prudenza. Della tangente alla Lega è tornato a parlare l'ex dirigente di Finmeccanica Lorenzo Borgogni. Intervistato ieri dalla Stampa Borgogni ha confermato che «per il sostegno alla nomina di Giuseppe Orsi in Finmeccanica sono stati dati 10 milioni di euro alla Lega». Su questa mazzetta indagano i pm di Napoli che contestano al numero uno di Finmeccanica il riciclaggio e la corruzione internazionale e che dal procuratore elvetico aspettano la trasmissione dei documenti sequestrati lunedì a Lugano al mediatore indiano tramite il quale sarebbe stata pagata la maxi tangente (l'accordo avrebbe previsto l'innalzamento del compenso pattuito per la vendita di 12 elicotteri Agusta all'India da 41 a 51 milioni di euro, dieci dei quali da stornare ai politici). E ad indagare su questa mediazione proibita dalle leggi locali c'è adesso anche il ministro della Difesa di New Delhi che ieri ha chiesto all'ambasciata di Roma un dettagliato rapporto. Ma a preoccupare è anche l'interrogatorio al quale sarà sottoposto oggi a Milano, Francesco Belsito. I suoi legali hanno fatto di tutto per ottenere un rinvio. Ma ogni tentativo è andato a vuoto e l'ex tesoriere del Carroccio oggi dovrà rispondere alle domande dei pm di Reggio Calabria che lo hanno indagato per concorso in riciclaggio aggravato dalla finalità mafiosa: un'ipotesi di reato che fa entrare nell'inchiesta sugli investimenti della Lega - e ora anche sulle tangenti che Finmeccanica avrebbe versato a Via Bellerio - l'ombra della criminalità organizzata. L'ombra della 'ndrina calabrese dei De Stefano, ma anche del cassiere di Cosa Nostra Vito Palazzolo, sul cui ruolo negli affari di Agusta Westland indagherebbe ora anche la procura di Palermo. I pm hanno infatti anche ascoltato le dichiarazioni dell'avvocato Francesco Tuccillo, ex rappresentante legale di Finmeccanica per l'Africa che ha riferito di un vertice bilaterale Italia-Angola avvenuto a Luanda nel settembre 2009, quando Orsi era ad del gruppo aeronautico. Vertice al quale il delegato di Agusta Westland per l' Africa, Patrick Charabarat, si sarebbe presentato in compagnia di Robert Von Palace Kolbatshenko: la nuova identità di Vito Palazzolo, alias il cassiere di Cosa nostra. Da anni rifugiato in Sudafrica, Palazzolo è indicato dai carabinieri di Palermo come uomo in rapporti di affari e di amicizia con il conte Riccardo Agusta, figlio dell'ex magnate degli elicotteri, Corrado. Ma la sua latitanza è finita il 31 marzo scorso quando l'Interpol lo ha arrestato in Thailandia dove si trova detenuto in attesa di estradizione. Il nome di Kolbatshenko emergerebbe anche dalle carte di Reggio. Sarebbe infatti davanti al suo nome che la Tanzania storce il naso e rifiuta gli investimenti di Belsito e soci. Quanto basta per rendere quello in programma oggi un interrogatorio molto temuto anche se proprio Tuccillo, circa la Tanzania, farebbe il nome di Shailesh Vithlani, altro mediatore indiano pluriricercato. ©RIPRODUZIONE RISERVATA