«Con Asm solo affari di poco conto»

di Maria Fiore wPAVIA «Prendo atto del fatto che l'Antimafia si scomoda per 38mila euro di lavori. Per un appalto di cestini della spazzatura a Pavia. Se avessi avuto davvero l'influenza che dicono i magistrati all'interno di Asm Lavori, avrei preso una fetta ben più consistente di appalti, visto che ogni anno Asm Lavori fa interventi per un milione e 800mila euro circa». Antonio Dieni da due anni aspetta di potersi sfogare anche con i magistrati: «Vorrei spiegare, una volta per tutte, che in questa storia di 'ndrangheta e di intrecci con le amministrazioni non c'entro nulla. Invece continuo a essere tirato in ballo. C'è un vero e proprio accanimento nei miei confronti». Il nome dell'imprenditore edile di Sant'Alessio, che due anni fa aveva ricevuto un avviso di garanzia per associazione mafiosa nell'ambito dell'inchiesta coordinata da Ilda Boccassini, è rimasto per due anni nel limbo della giustizia. Pochi giorni fa il suo nome è rispuntato durante la perquisizione dell'Antimafia negli uffici di Asm Lavori a Pavia, la partecipata di Asm presieduta da Luca Filippi. Cosa cercavano gli uomini della polizia giudiziaria di Milano? Fatture e bilanci relativi alla società Dia Costruzioni, di proprietà di Domenico Lotito e Cosimo Chiera. Che c'entra Dieni con questa società? «Sono un dipendente regolarmente assunto e stipendiato – spiega lo stesso imprenditore –. E' la ditta che in questo momento mi dà da mangiare, visto che per la Eco Costruzioni, la società che era intestata a me, sono stato costretto proprio a causa di questa storia a portare i libri in Tribunale. Per la Dia Costruzioni faccio preventivi: per Asm ne abbiamo fatti circa 50. Ma abbiamo preso solo tre appalti. Avevamo fatto il prezzo più basso, col rischio di non avere nemmeno margini di guadagno, e abbiamo preso il lavoro. Che reato è questo? Ora rischio pure di perdere il posto. Se continua così, farò fatica a lavorare in qualunque settore». Dieni, che ha appena aperto una pizzeria a Sant'Alessio («Con i debiti», precisa), parla anche dei suoi rapporti con Pino Neri, l'avvocato pavese che sta affrontando a Milano un processo per associazione mafiosa. «Era il mio commercialista – dice –. Neri conosceva tante persone, me compreso. Ma non posso pagare per questo. I nostri erano rapporti professionali». Dieni, secondo i magistrati, avrebbe dato però anche una mano durante le amministrative a Pavia del 2009, a favore di un candidato proposto da Neri. «La politica è così, è sempre stata così. E infatti con la politica ho chiuso per sempre – dice Dieni –. Ma anche fare campagna elettorale non è reato. Mi avevano sequestrato i computer, mi hanno ridato tutto». Eppure a Dieni è stata rivolta un'accusa pesante. Perché? «Bisogna chiederlo ai magistrati – risponde l'imprenditore –. Non frequento i cosiddetti incontri di 'ndrangheta, non sono mai stato alla Madonna di Polsi, come fanno tanti calabresi. Non ho mai avuto nemmeno una denuncia penale: mi hanno fatto un processo per fatturazioni inesistenti e sono stato assolto. E non ho nemmeno calabresi tra i miei clienti: nei lavoretti che faccio per i privati, nel campo dell'edilizia, ci sono persone rispettabilissime, che mi apprezzano per il mio lavoro. Non ho nemmeno mai preso appalti pubblici, ad eccezione dell'intervento al Barattolo e, appunto, dei cestini della spazzatura a Pavia. Con la ditta riuscivamo a installare dieci cestini al giorno, che moltiplicati per 58 euro, il costo di ogni cestino, facevano 580 euro. Con questa cifra bisognava pagare tre operai e il gasolio. Non ci abbiamo guadagnato praticamente nulla. Direi che i fiumi di soldi che girano attorno al malaffare bisogna cercarli da qualche altra parte». Anche in provincia di Pavia? «Non lo so, non voglio entrare nel merito di quello che fanno gli altri – dice l'imprenditore Dieni –. So solo che io sono stato messo in croce e non ho fatto niente. Spero di poterlo dire, prima o poi, anche ai magistrati». ©RIPRODUZIONE RISERVATA